Giù le mani dalla movida di San Pellegrino. Palazzo dei Priori si muove come un elefante in una cristalleria, conoscendo poco di quello su cui va a decidere
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VITERBO - Cosa è la movida nella parte antica della città? Un cancro o un qualcosa che ha permesso a un luogo bellissimo di rimanere in vita negli ultimi venti anni? Per capire bisognerebbe conoscere, ma quanti tra i consiglieri comunali conoscono davvero quello di cui stanno parlando, quello su cui stanno per decidere?

VITERBO – Un elefante in una cristalleria. A questo somiglia Palazzo dei Priori e i suoi consiglieri stanno per mettere mano a un piano del commercio che rischia di fare più danni della grandine. Cosa è la movida nella parte antica della città? Un cancro o un qualcosa che ha permesso a un luogo bellissimo di rimanere in vita negli ultimi venti anni? Per capire bisognerebbe conoscere, ma quanti tra i consiglieri comunali conoscono davvero quello di cui stanno parlando, quello su cui stanno per decidere?

La questione non è da poco perché ci sono in ballo posti di lavoro, luoghi d’incontro che fanno tessuto sociale, valvole di sfogo per giovani viterbesi e studenti. La decisione sbagliata rischia di ammazzare cose importanti. Per questo abbiamo sviluppato una serie di punti con cui ci auguriamo di potere armare di maggiore consapevolezza consiglieri di maggioranza e opposizione. 

Forniamo in questo articolo informazioni e spunti di riflessioni che riteniamo preziose al dibattito di domani in sala d’Ercole. Ricordiamo anche una cosa semplice ma che reputiamo utile. Per risolvere il problema del rumore nelle case basta installare finestre di moderna concezione che insonorizzano alla perfezione. Contro il caldo dell’estate esistono i condizionatori. Forse converrebbe aprire un dialogo con i residenti e studiare soluzioni per rimuovere le loro, pure rispettabili, criticità e problematiche. Ma attenzione perché la movida viterbese non è un giochetto da ragazzini. Buona lettura. 

 

La libera concorrenza

Quello a cavallo tra anni 90 e 2000 è stato il periodo delle liberalizzazioni. In virtù della libera concorrenza molti gestori di attività che avevano fatto sacrifici per ottenere tutti i permessi hanno visto i loro sforzi e costi vanificati da alcune leggi che di fatto hanno reso nullo il valore della licenza. Viterbo non ne è stata esente e proprio per questo risulta veramente assurdo sia lo stato attuale delle licenze sia quello proposto per il futuro. Attualmente le nuove licenze hanno l’orario di chiusura previsto per l’una di notte mentre quelle più vecchie spaziano dalle 2 fino addirittura alle 3. Con la nuova proposta le vecchie licenze esterne, lontane da San Pellegrino, potranno continuare con i vecchi orari mentre vecchi e nuovi permessi della zona medievale dovranno chiudere le saracinesche con 2 se non 3 ore di anticipo. Ricordiamoci, tutte licenze liberalizzate in nome della libera concorrenza, che liberà non è.

I costi di un’ora di chiusura anticipata e la necessità di un piano di sviluppo

Un’ora più, un’ora meno, che differenza fa? E come se a un menomato dicessero: “Guardi ha perso una mano ma che le importa, le rimane l’altra”. I locali notturni, in quanto tali, iniziano la loro attività nel tardo pomeriggio, hanno il loro picco alle 23 e avrebbero la loro naturale chiusura verso le 2, per sfinimento sia del personale che degli avventori.

In alcuni casi questo orario è stato deciso per l’una mentre nel caso delle vecchie licenze l’orario è prorogato alle 2 o alle 3. Solo ed esclusivamente per alcuni giorni dell’anno particolarmente festivi (vedasi Capodanno, Carnevale, Halloween e giorni simili) la chiusura è ulteriormente prorogata, per tutti, alle 5 del mattino. La lamentela più frequente nei confronti dei bar di San Pellegrino è la mancata apertura mattutina con la conseguente mancanza di un bar dove far colazione nel quartiere storico della città.

Questo senza considerare che in un raggio di 100-150 metri ci sono almeno 7 bar diurni. I locali di San Pellegrino non aprono durante il giorno per mancanza di avventori. A dimostrazione di ciò la settimana di San Pellegrino in Fiore vede tutti questi locali aperti dalla mattina fino a sera.

Come già detto il picco di attività si ha dalle 23 in poi, con successiva “cacciata” dei clienti giunto l’orario di chiusura. Chiudere a mezzanotte significherebbe chiudere proprio per l’orario per il quale lo staff ha fatte le preparazioni dalle 4-5 del pomeriggio. Nel fine settimana parliamo di approssimativamente 500 euro di mancati incassi e di svariate migliaia di mancati incassi in capo al mese. Basterebbe consultare i gestori di tali attività, e controllare con loro il volume di incassi per orario, per capire che un’ora o due ore in meno significa chiudere.

Il giro di affari, gente con famiglia

I locali della zona di San Pellegrino hanno caratteristiche simili tra loro. Tra frigoriferi, impianti per la birra, illuminazione, tasse, forniture e personale, a dispetto del giro di affari molto voluminoso, l’utile è esiguo. Nel corso degli ultimi anni il livello di questo genere di attività è cresciuto moltissimo, così come la consapevolezza del cliente.

È diventato impossibile rifilare prodotti scadenti a caro prezzo. Tutti questi locali sono costretti dal mercato e dalla concorrenza agguerrita all’acquisto di una vasta gamma di prodotti di pregio. Ne consegue che su attività che già di loro impiegano 4-5 persone, insistono anche numerose aziende di forniture per giri di affari da far impallidire.

Entrate e uscite che sono alla fine del mese il sostentamento di persone e famiglie, che andrebbero quindi tutelate nell’esercizio della propria attività e che nella proposta fatta sono state totalmente escluse da qualsiasi ragionamento.

In tempo di crisi

La crisi del commercio è un dato di fatto e il centro storico di Viterbo con le sue saracinese chiuse è un caso emblematico. Si può incolpare la crisi, si possono incolpare le aperture dei grandi centri commerciali fuori dalle mura ma la realtà è un’altra: il mondo del commercio è cambiato. Il commercio al dettaglio on-line sta monopolizzando il settore e si stanno salvando solo le attività che riescono ad offrire qualcosa che non è possibile acquistare in rete. Potrebbe essere un servizio aggiuntivo o un consiglio specializzato come quello che può dare un ottico per l’acquisto degli occhiali da vista.

Oppure la disponibilità di prodotti artigianali impossibili da trovare altrove o di prodotti freschi nel caso di rivendita di beni alimentari. Poi ci sono attività dove la componente umana è insostituibile, vedasi il lavoro di barbieri e ristoratori, attività che vengono frequentate non solo per la semplice professionalità ma anche per il contatto umano.

Per questi motivi nel 2017 Unioncamere ha registrato, a livello nazionale, un aumento medio del 10% delle attività di ristorazione, il tutto mentre è in corso la moria degli altri esercizi. Collegandoci ai locali notturni del centro storico, parliamo di attività spesso aperte da giovani imprenditori in controtendenza, sfidando i tempi che corrono e che per questo andrebbero tutelate.

Lo stato di San Pellegrino

Il legame tra vita notturna e San Pellegrino risale all’inizio degli anni ’90 e, anche se oggi questo fenomeno è mitigato, il legame con la politica è stato sempre abbastanza ovvio. Birreria Mafalda prima e Da Lucio poi, sono stati per anni il ritrovo della sinistra viterbese ma in un passato non troppo lontano anche piazza del Duomo, nonostante non ci fossero locali, era il luogo di ritrovo degli studenti fuori sede. Oggi la frequentazione è trasversale, ma all’epoca si trattò della riappropriazione di luoghi che la cittadinanza aveva deciso di abbandonare e che la pubblica amministrazione per anni ha ignorato. Ad interessare i gestori dei locali sono stati soprattutto i prezzi degli affitti estremamente contenuti e ad affascinare i clienti l’atmosfera oscura e suggestiva dei vicoli medievali.

Si tenga presente che le ragioni di questo stato di abbandono sono palesi e facilmente identificabili. L’inizio del declino è da trovarsi nei primi esodi iniziati con le massicce edificazioni fuori le mura della seconda metà del ‘900, dove i residenti del centro si trasferirono in cerca di case più comode e meno umide.

La vera morte, soprattutto dei negozi, è però iniziata con l’apertura dei centri commerciali e la dislocazione dei servizi al cittadino. Se fino all’inizio degli anni ’90 il centro storico era il luogo dove andare a fare gli acquisti, e l’alimentare sotto casa il posto dove fare la spesa, con l’apertura dei grossi centri commerciali questa dinamica è cambiata. Aggiungiamoci il boom del commercio on-line e la crisi economica e ne otteniamo un mix che è risultato fatale per molte attività, spesso anche storiche. A sommarsi a tutto ciò anche la dislocazione di alcuni uffici comunali a Via Garbini e il trasferimento del tribunale al Riello. Ne otteniamo un centro storico svuotato dei servizi, delle attività commerciali, mal servito dal trasporto pubblico e con le ulteriori scomodità di case umide, senza ascensore e senza parcheggio. In tutto ciò i locali notturni non sono altro che l’ultima conseguenza del tutto e non viceversa.

Una questione di sicurezza e una questione di ipocrisia

Il rumore è innegabile e il fatto che le frequentazioni di San Pellegrino non facciano altro che popolare temporaneamente un luogo in realtà morto è un dato di fatto. Ma, anche se questo fenomeno è solo temporaneo, un luogo popolato è un luogo sicuro, dove è difficile commettere l’illecito. Non esistono dati ufficiali, perché ciò che accade nell’economia parallela è difficilmente quantificabile, ma a Viterbo il crimine, quello vero, fiorisce.

La microcrominalità, quella fastidiosa, quella dei borseggiatori e dello spaccio di droga al minuto per strada, è assente ma ciò non significa che non ne esista altra. Fate un resoconto mentale e difficilmente non vi verrà in mente almeno un appartamento di vostra conoscenza dove risiede una prostituta. Lo stesso esercizio lo potete fare con attività che ritenete sospette, quei negozi che continuano ad aprire la saracinesca nonostante l’assenza di clienti.

Pensate a quel conoscente dal comportamento strano, che dilapida migliaia di euro non si sa come. A Viterbo la prostituzione, il consumo smodato di cocaina, l’usura, il riciclaggio di denaro sporco e la ricettazione sono fenomeni che avvengono ogni giorno, sotto il nostro naso, con protagoniste persone insospettabili. Mentre avviene tutto questo si vuole portare avanti una lotta al silenzio nei confronti di persone di indubbia onestà.

Una categoria di esercenti contro un’altra, una categoria vessata

Oltre ai residenti la categoria che più si è impegnata per una riforma nell’ambito della vita notturna sono i gestori delle strutture ricettive. Giustamente curano il loro interesse e quello dei propri clienti. Ma se la domanda va posta solo su un piano di una categoria contro un’altra: perché 2-300 clienti giornalieri di un locale valgono meno di 2-3 clienti giornalieri di un B&B? A San Pellegrino i locali notturni esistono da ben prima di qualsiasi fenomeno di turismo e quindi il dialogo, per essere giusto, non deve essere univoco. Al contrario, attualmente, la categoria vessata è solo una. Mentre, come è stato già evidenziato in passato, esistono numerosissime strutture ricettive abusive sulle quali non viene fatto alcun controllo.

Una vita notturna rumorosa ma tranquilla

A dispetto dell’enorme quantità di gente che si riversa ogni fine settimana nelle strade del centro di San Pellegrino è da notare come in realtà si tratti di una frequentazione tutto sommato tranquilla. Al contrario di altre zone cittadine interessate da fenomeni simili, a questo proposito si guardi luoghi come San Lorenzo o Trastevere a Roma oppure il centro di Perugia, i vicoli di Viterbo sono sì rumorosi ma praticamente esenti da microcriminalità.

Il borseggio non è pervenuto e lo spaccio per strada pressoché assente. Basta consultare la cronaca recente per vedere come i fatti violenti avvenuti recentemente a Viterbo abbiano avuto il più delle volte uno sfondo politico e raramente la causale dei futili motivi esacerbati dall’alcol.

Un luogo di ritrovo

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”. Antoine de Saint-Exupéry ci aveva visto lungo, perché sembra che alcuni amministratori si siano dimenticati cosa significhi essere giovani. Quanti dei propositori della chiusura a mezzanotte hanno frequentato la vita notturna viterbese, quanti di questi hanno meno di quarant’anni?

Avere vent’anni oggi non è facile, l’ombra dell’incertezza aleggia nell’aria, gli universitari frequentano i corsi senza alcuna garanzia riguardo il loro futuro lavorativo, per il quale l’offerta di Viterbo è praticamente zero.

I locali di San Pellegrino sono da anni il luogo di ritrovo dei giovani, lo sono perché così è stato permesso dal lassismo delle amministrazioni e dalla poca lungimiranza di favorire un luogo diverso. A Viterbo esistono solo discoteche con musica commerciale e a dispetto della presenza di numerosi gruppi e musicisti degni di nota non esiste un palco degno di questo nome. Vivere a Viterbo per un giovane è un’esperienza castrante, i viterbesi che non possono permettersi di fuggire rimangono prigionieri e i fuorisede che qui sono rimasti spesso rimangono intrappolati.

In questo contesto l’unica valvola di sfogo è spesso la vita notturna, la comunione di un momento di svago e di confronto con i propri coetanei, come sempre è stato e come sempre sarà. Se voi che leggete vedete i giorni della vostra gioventù già lontani e affermate che avete avuto vent’anni e non vi siete ubriacati in compagnia, o siete una rarità o state mentendo.

La soluzione non può essere la repressione, ma la mediazione

In questi anni abbiamo assistito a commenti inferociti e a testimonianze purtroppo veritiere. Non è piacevole vivere in un luogo dove ogni notte fino ad almeno l’1:30, ma in altri casi anche più tardi, non c’è silenzio. Non è piacevole uscire di casa e ritrovarsi il portone con la piscia o il vomito di qualche sconosciuto. Come non è piacevole trovare bicchieri di plastica con rimasugli putrescenti infilati in ogni dove.

Ma per par condicio non è piacevole nemmeno investire tutti i propri risparmi in un locale e poi vedere il proprio investimento rischiare di svanire nel nulla. La responsabilità, e questo è innegabile, è della pubblica amministrazione.

Non ha tutelato la quiete dei residenti e non ha tutelato i soldi di chi ha deciso di investire in città. Il danno è fatto ed è troppo tardi per decidere di porvi un rimedio in fretta e furia, occorre mediazione e visione d’insieme. Dove va San Pellegrino? Cosa deve diventare che oggi non è ancora? Come si può porre rimedio? Le soluzioni per accontentare tutti in realtà non sono difficili da immaginare e per assicurarsi di ciò è necessario un incontro tra esercenti, residenti e relative associazioni di categoria.

San Pellegrino è un quartiere morto di giorno e temporaneamente occupato di notte. Farlo rivivere di giorno permetterebbe ai locali di aprire prima e renderebbe sostenibile la proposta di una chiusura anticipata. Imporre a tutti la pulizia delle pertinenze (da molti già svolta) ridurrebbe la sporcizia in giro. E le pesanti tasse imposte agli esercenti per l’immondizia dovrebbero quantomeno garantire un minimo di servizio di pubblica pulizia delle strade che allo stato attuale, se avviene, non è sufficiente.

Per concludere, la proposta di far dotare i locali di steward è folle. Con quale autorità questi incaricati dovrebbero disperdere le persone che si raccolgono fuori dai locali e soprattutto come si può chiedere a un esercente di allontanare i propri clienti? Nella vita notturna viterbese i vigili urbani, o qualsiasi altra forza dell’ordine, sono i grandi assenti e basterebbe un servizio di pattugliamento per risolvere gran parte dei problemi.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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