Giù le mani dagli Etruschi, a rischio la Soprintendenza per l'Etruria Meridionale
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Rischiamo di perdere anche la Soprintendenza per l'Etruria Meridionale e dovremmo essere una terra che punta a uno sviluppo turistico? I nostri parlamentari, consiglieri regionali e rappresentanti di Provincia e comuni vari facciamo qualcosa.

“Paura e delirio nella Tuscia”, potrebbe essere questo un bel titolo per raccontare l’ultima tegola che rischia di abbattersi sulla Tuscia. Tuscia terra di etruschi, di sviluppo turistico mancato ma ancora attivabile. Solo che per farlo servirebbero investimenti, messe a sistema e non smantellamento dell’esistente. E a proposito di smantellamento dell’esistente è finita nel mirino anche la Soprintendenza per l’Etruria Meridionale. Proprio così, la bozza di riforma per il Ministero dei Beni e Attività Culturali e Turismo ne prevede l’abolizione.

Si tratta di una realtà costituita dagli anni ’30 del secolo scorso proprio per la specificità del territorio del Lazio settentrionale dove si espresse per quasi un millennio la civiltà degli Etruschi, con le sue tradizioni e una lingua diversa da quella delle altre popolazioni dell’Italia antica, e con monumenti e testimonianze che ne attirano l’attenzione non solo degli studiosi, ma dei visitatori da ogni parte del mondo: basti pensare alle tombe dipinte di Tarquinia, ai tumuli della Banditaccia di Cerveteri, alla necropoli di Vulci, agli abitati di Acquarossa e San Giovenale, alle necropoli rupestri del Viterbese, tutte località teatro di decennali scavi da parte di prestigiose istituzioni italiane e straniere che hanno scelto l’Etruria quale campo privilegiato delle loro ricerche.

Un territorio dotato di musei e di zone archeologiche tra le più note in Europa e di assoluta rinomanza che vive grazie ad un continuo processo di osmosi tra museo (ben 10 musei nazionali strettamente connessi tra loro e facenti capo, pur nella loro particolarità territoriale, al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, riconosciuto internazionalmente come il più importante museo al mondo per le antichità etrusche e uno dei primi musei istituiti in Italia) e territorio (11 aree archeologiche organizzate e aperte al pubblico – tra cui Cerveteri, Tarquinia, Vulci, Veio, Tuscania, Bolsena, Sutri, Civitavecchia, Civita Castellana, Lucus Feroniae); processo di osmosi che verrebbe irrimediabilmente interrotto senza l’apporto delle nuove acquisizioni provenienti dagli scavi archeologici portati avanti grazie ad una capillare ed attenta opera di tutela del territorio, impedendo di fatto il rinnovamento delle esposizioni museali, con un conseguente impoverimento della pubblica fruizione.

L’ accorpamento in un unica Soprintendenza con quella del Lazio meridionale – di fatto un appiattimento – ne ridurrebbe la capacità operativa e la spinta al rinnovamento che trova una significativa stretta collaborazione, anche presso le numerose Università italiane e Istituti stranieri e gli altri Enti territoriali impegnati in sperimentazioni pubblico/privato.

In buona sostanza la Tuscia sta perdendo l’ennesimo treno, che fino a oggi non ha messo a frutto ma che comunque era rimasto fermo in stazione. E’ possibile firmare una petizione per dire no alla chiusura della Soprintendenza per l’Etruria Meridionale a questo LINK.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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