Giovani della Tuscia dove siete? La Fune apre il dibattito sulla questione generazionale, scriveteci
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Uno dei fatti che abbiamo avuto modo di registrare è il paludamento della classe dirigente locale e lo scarso spazio ricoperto da ventenni e trentenni. Esistono nei consigli comunali, magari anche dentro qualche ente che conta ma, il più delle volte non toccano palla e ci sembrano piuttosto relegati a funzioni marginali.

Giovani della Tuscia dove siete? Il mestieraccio del giornalista, che i componenti della redazione de La Fune, stanno portando “sul groppone” ormai da qualche anno ci porta a conoscere ogni giorno diverse realtà e ambienti di questa disgraziata e bellissima provincia.

Uno dei fatti che abbiamo avuto modo di registrare è il paludamento della classe dirigente locale e lo scarso spazio ricoperto da ventenni e trentenni. Esistono nei consigli comunali, magari anche dentro qualche ente che conta ma, il più delle volte non toccano palla e ci sembrano piuttosto relegati a funzioni marginali.

Il tema è vecchio e da qualcuno anche malvisto. Sta di fatto che La Fune ha il grosso dei suoi lettori proprio in queste fasce di popolazione. Forse per ragioni d’età dello stesso corpo redazionale, forse per un modo di scrivere e affrontare il delicato tema delle notizie che esce un po’ fuori dal classico e rodato. Questo fa de La Fune non certo il primo giornale del territorio, ruolo a cui in questa fase neanche aspiriamo, ma sicuramente il quotidiano più d’avanguardia e che meglio sa guardare a certe realtà e dinamiche. Più spazio ai giovani non necessariamente si tradurrebbe in un miglioramento della classe dirigente attuale ma è anche vero che la cosa, almeno così crediamo, andrebbe sperimentata. Anche perché non è neanche provato che l’esclusione che stiamo vivendo abbia effetti positivi.

Nei giorni scorsi un ragazzo di questa provincia, che risponde al nome di David Crescenzi, ha lanciato sul proprio profilo Facebook un post che in qualche modo conduce a una riflessione importante: quella sulla generazione dei ventenni e trentenni e il loro ruolo nelle decisioni del territorio.

Ecco il testo del post: “Anche se qualcuno mi darà del pazzo, io credo che la nostra generazione e, forse, anche le successive, saranno migliori delle ultime che ci hanno preceduto. Ne sono fermamente convinto. A volte usiamo dei cliché per generalizzare e denigrare noi stessi, trasformando delle macchiette rese celebri dalla tv nello specchio di tutti noi… ma non è così. Le persone di valore di cui parlo sono dappertutto, dalla sinistra estrema a Casapound, passando perfino per chi se ne frega della politica ma fa bene il suo e a ben vedere fa bene a tutti (perché non c’è solo l’interesse politico per misurare il valore), e sono giunto alla conclusione che siamo dei minchioni solo quando ci convinciamo di esserlo… il nostro peggior nemico è il senso di auto-svilimento, pensare che abbiano ragione quelli che ci dicono che siamo dei viziati, delle nullità, dei deboli. E’ un tentativo di “transfert” dei loro fallimenti su di noi. Caschiamoci e avvereremo la loro profezia. Ignoriamoli e andiamo per la nostra strada. Se ne avremo il coraggio, non ce ne pentiremo…”.

Da quando l’abbiamo letto ha iniziato a rimbalzarci nella testa una domanda: “Dove sta questa generazione perduta? Cosa ha in mente? Davvero vuole rimanere fuori dai luoghi delle decisioni, finendo per subirle tutte?. Abbiamo deciso di cavalcare con La Fune la domanda e le riflessioni conseguenti. Invitiamo quindi i ventenni e trentenni che già ricoprono ruoli sul nostro territorio, professionisti di questa fascia d’età a scriverci per aprire un dibattito che riteniamo prezioso. Rivolgiamo lo stesso invito anche a chi appartiene ad altre generazioni, perché crediamo che il confronto sia sempre la cosa più importante. Scriveteci a info@lafune.eu

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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