Giovani della Tuscia dove siete? - Andrea Belli (Ance): "Il tappo creato da chi oggi gestisce il potere è destinato a saltare"
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Cerchiamo il parere di giovani amministratori, di persone di altre generazioni. Politici, giornalisti, imprenditori e pezzi di società civile. Ci interessano tutti i pareri. Oggi pubblichiamo l'intervento inviato in redazione dal presidente Ance Viterbo Andrea Belli.

Dove sono? Cosa pensano? Cosa possono fare per decidere il futuro del territorio le giovani generazioni e perché non lo stanno sostanzialmente facendo, rimanendo al margine dei luoghi delle decisioni. La Fune ha aperto uno spazio di riflessione e dibattito sull’argomento, invitando sostanzialmente tutti a intervenire. Basta scrivere il proprio intervento a info@lafune.eu.

Cerchiamo il parere di giovani amministratori, di persone di altre generazioni. Politici, giornalisti, imprenditori e pezzi di società civile. Ci interessano tutti i pareri. Oggi pubblichiamo l’intervento inviato in redazione dal presidente Ance Viterbo Andrea Belli.

 

Scrivo questo mio contributo nel ruolo di padre prima e di imprenditore poi.
Troppe volte sento generalizzare sui giovani di oggi e troppe volte sento 40/50enni, miei coetanei, affermare con troppa autoreferenzialità che “noi nati prima dei mitici anni Ottanta eravamo migliori”.

Facendo anche autocritica credo che la mia sia una generazione che ha molte responsabilità per la situazione attuale. Una generazione che, nella maggior parte dei casi, non ha avuto il coraggio di essere rivoluzionaria e innovativa, che si è rapidamente omologata alla generazione dei genitori, pensando a una crescita e a un benessere infiniti di cui prima o poi avrebbe beneficiato. Probabilmente i 20/30enni di oggi pagano questa nostra inerzia, questo nostro essere stati immobili nonostante tutto.

Guardandomi intorno però vedo anche che in parte i giovani stanno cominciando a reagire, consapevoli della situazione di crisi sistemica, essendoci cresciuti in mezzo, consapevoli che il mondo del lavoro è cambiato e sta ancora cambiando nel bene e nel male.

Hanno voglia di conoscere il mondo che per loro è più piccolo e a portata di mano di quanto non lo fosse per noi, molti vanno a fare esperienza all’estero, anche in giovane età, con un’audacia e una determinazione forse a noi sconosciuti. Conoscono gli attuali mezzi di comunicazione come e meglio di noi e sono convinto che sapranno usarli per creare ulteriori opportunità di lavoro.

Sono fiducioso che i 20/30enni che oggi stanno spingendo per entrare nella cosiddetta stanza dei bottoni abbiano le carte in regola per far ripartire il nostro Paese e la nostra provincia. E credo che il tappo creato da chi oggi gestisce le leve del potere sia destinato a saltare sotto la spinta di un cambiamento ormai ineludibile.

Certo non è semplice lottare contro un sistema apparentemente chiuso, contro una casta abituata a conservare i propri privilegi e a calpestare l’interesse comune pur di non derogare ai propri benefici. Ma se è vero che il primo passo per risolvere un problema è riconoscerlo allora riconosco la “nostra” indolenza e chiedo a questi giovani di avere più coraggio di noi e di guardare al mondo con curiosità e interesse, senza dimenticare le proprie radici.

Abbiate la forza di scrollarvi di dosso l’apparente provincialismo che caratterizza la nostra peculiare realtà andando ad attingere alla vostra creatività e alimentando quel bisogno di cambiamento e innovazione che rende giovane ogni individuo e, di riflesso, il tessuto sociale di cui fa parte.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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