Giovane ucciso al centro di accoglienza – Interrogatorio fiume per Imade Robinson
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ORTE – “Non lo volevo uccidere, mi sono difeso”, queste le parole del 21enne arrestato per l’omicidio di Eugene Moses.

ORTE – Due ore e mezza di interrogatorio per Imade Robinson, il nigeriano 21enne arrestato la notte tra il 14 e 15 giugno per l’omicidio del connazionale Eugene Moses, 35 anni, in una delle camere del centro d’accoglienza Carpe Diem di Orte.

Il gip Rita Cialoni al termine si è riservata sulla convalida e sulla misura. La decisione è attesa nelle prossime ore.

Robinson, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari.

Identica la ricostruzione rispetto a quella fornita al pm la notte stessa del fermo: “Moses mi ha aggredito, è stato il primo a tirare fuori il coltello, mi ha ferito, io l’ho spinto, lui è caduto e ha perso il coltello, poi è tornato alla carica senza. Quando è tornato alla carica, ho respinto Moses con entrambe le braccia, in quel momento devo aver affondato il coltello, pensavo di averlo preso alla spalla”.

 

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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