Giorno della Memoria, Romoli: "Razzismo e antisemitismo ancora presenti nella nostra società"
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Gli Stati Generali La Fune
VITERBO - "Quanto successo in quei terribili anni nel cuore dell’Europa - continua il numero uno di via Saffi - è più vicino a noi di quanto pensiamo ed è una lezione che in nessun modo e in nessun momento possiamo permetterci di dimenticare".

VITERBO – “Oggi ricorre il Giorno della Memoria, che ogni anno siamo orgogliosi di commemorare per ricordare le vittime dell’Olocausto e non dimenticare il folle progetto nazista di sterminio di ebrei, slavi, omosessuali, oppositori politici e minoranze etniche”. Così il presidente della Provincia di Viterbo Alessandro Romoli.

“Quanto successo in quei terribili anni nel cuore dell’Europa – continua il numero uno di via Saffi – è più vicino a noi di quanto pensiamo ed è una lezione che in nessun modo e in nessun momento possiamo permetterci di dimenticare. La potente e scientifica macchina della morte nazista è stata il risultato di un’ideologia folle e delirante che pure ha trovato largo seguito in diversi paesi europei, ognuno con la propria declinazione. Hanno prevalso la paura, la diffidenza, l’intolleranza. Un seme di odio era stato piantato in seno al vecchio continente, che pian piano ha germogliato e ha dato i suoi frutti insanguinati.

E questo, non dobbiamo mai scordarlo, ha riguardato anche l’Italia. Alla fine degli anni Trenta gli ebrei italiani, fino all’avvento del fascismo perfettamente integrati nella società e nelle istituzioni, si sono trovati da un giorno all’altro ad essere i nemici del popolo.

Probabilmente in Europa non ci sarà mai una seconda Shoah. Ma il razzismo e l’antisemitismo sono ancora presenti nella nostra società. Molto spesso leggiamo sui quotidiani di episodi di intolleranza, violenza e odio. Vanno necessariamente combattuti, ma con la cultura, il confronto e la memoria. Ecco il senso di questa giornata: insegnare la tolleranza e ricordare di cosa è capace l’uomo se in preda alla paura e all’odio”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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