Giorno del Ricordo, a Bagnoregio rivive la storia dei sette istriani che furono accolti all’Agrario Agosti
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BAGNOREGIO - Profili: “Pagina di grande umanità della nostra comunità”. Toccante la testimonianza della novantaduenne Annamaria Pellis.

BAGNOREGIO – Bagnoregio scrive una bellissima pagina di storia, in occasione del Giorno del Ricordo, recuperando e restituendo a tutti la vicenda che portò sette ragazzi della città istriana di Parenzo a studiare e diplomarsi nel proprio Istituto Tecnico Agrario. Erano gli anni delle feroce dei partigiani di Tito contro gli italiani e questi giovani, inviati dal loro preside in Italia, furono messi al sicuro dai rischi e dalle atrocità oggi a tutti noti come foibe.

Una piazza, nel cuore del paese della Teverina, è stata intitolata alla memoria dei martiri delle foibe e dell’esodo istriano, fiumano, giuliano e dalmata. Poi un incontro, alla presenza delle autorità e soprattutto dei ragazzi dell’Istituto Tecnico Agrario Agosti, presso la Casa del Vento.

Infine l’inaugurazione di una mostra, con documenti dell’Archivio di Stato di Viterbo, per raccontare la storia dei ragazzi di Parenzo.

“Abbiamo riscoperto e restituito a tutti una parte importante della storia del nostro paese, quella dei ragazzi di Parenzo ospitati nel nostro convitto e che si diplomarono a Bagnoregio. Questi ragazzi ebbero la fortuna di essere accolti da Bonaventura Tecchi. Fu una pagina di grande umanità e ospitalità della nostra città”, questo il commento del sindaco di Bagnoregio Luca Profili.

Presenti all’incontro il prefetto di Viterbo Gennaro Capo, Silvano Olmi presidente del Comitato 10 Febbraio, il direttore dell’archivio di Stato di Viterbo Angelo Allegrini, la dirigente scolastica
dell’Agrario Paola Adami, il questore di Viterbo Fausto Vinci, il comandante dei Carabinieri della stazione di Montefiascone Colusso e della stazione di Bagnoregio Foti, il presidente Paolo Scipio dell’Associazione Periti Agrari.

Un’iniziativa nata dalla collaborazione tra Comune di Bagnoregio, Prefettura, Archivio di Stato,
Istituto Agosti e associazione Juppiter. Presenti anche Simona e Annamaria Pellis, figlia e sorella di Silvio Pellis, uno dei ragazzi di Parenzo. Grandi protagonisti i ragazzi dell’Agraria.

Importanti le parole del Prefetto Capo: “Riscopriamo una pagina di storia di questo territorio che ci racconta un’esperienza bella nella tragedia. Quella della comunità bagnorese che seppe accogliere chi era perseguitato e sofferente”. Quindi l’appello agli studenti: “Rimanete legati ai valori repubblicani della libertà e della democrazia”.

Commosso l’intervento della dirigente scolastica Adami: “Siamo legati a doppio filo con questa triste esperienza della storia che da noi ha assunto un significato positivo. Con l’arrivo di questi sette giovani, sei di Parenzo e uno di Isola, Bagnoregio ha raccontato qualcosa di positivo. Questi ragazzi arrivarono all’ultimo anno, al quinto. Scelsero di rimanere italiani e lasciarono la Jugoslavia di Tito. Ricevettero la
straordinaria ospitalità dei frati ma furono accolti da tutti. Tutti gli anni ricordiamo questi sette ragazzi ma quest’anno vogliamo riconoscergli tutti quegli onori che spesso abbiamo dato per scontato”.

Silvano Olmi ha raccontato ai presenti alcune storie del fronte orientale e poi si è rivolto ai ragazzi: “Su queste vicende, per troppo tempo, è calato un gravissimo silenzio. Abbiate fame di conoscenza, dovete essere curiosi, cercare di capire. L’Esodo e la tragedia delle Foibe sono due pagine strappate a lungo dalla storia”

Toccante il ricordo della novantaduenne Annamaria Pellis del fratello. Protagonista della giornata anche l’arte con Maurizio Pio Rocchi che, proprio durante l’incontro, ha realizzato un dipinto ispirato alla vicenda delle foibe e all’importanza della rottura dei silenzi.

 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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