Giorgia Meloni fa il pieno a Viterbo e lancia la candidatura di Laura Allegrini
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VITERBO - Intervistata da Gianni Scipione Rossi, la presidente di Fratelli d’Italia in una sorta di racconto autobiografico, racconta il suo percorso, faticoso ed impegnativo, che parte proprio da Viterbo nel 2004 con l’elezione a presidente di Gioventù Nazionale.

VITERBO – “La classe dirigente di Viterbo è il laboratorio del centrodestra”. Nell’Auditorium stracolmo del Salus, con tantissime persone anche all’esterno, Giorgia Meloni sottolinea da subito, all’apertura della presentazione del suo libro “Io sono Giorgia”, l’importanza politica della Città dei Papi.

Intervistata da Gianni Scipione Rossi, la presidente di Fratelli d’Italia in una sorta di racconto
autobiografico, racconta il suo percorso, faticoso ed impegnativo, che parte proprio da Viterbo nel 2004 con l’elezione a presidente di Gioventù Nazionale.

Giorgia Meloni ha accompagnato il pubblico alla scoperta della sua ascesa personale ma anche di tutta la classe dirigente che la sostiene e che costituisce la solida ossatura di un partito che, in
pochissimi anni, è arrivato ad essere il primo in Italia.

Una narrazione che passa attraverso le lotte storiche della destra, in primis la battaglia per il
Presidenzialismo proprio ieri bocciata alla Camera, quella per una legge elettorale basata sul
maggioritario che garantisca stabilità, quella per un’affermazione della politica che sia strumento per la risoluzione di problemi e non per il raggiungimento di personalismi.

A Viterbo la persona più adatta a ricoprire tale ruolo è proprio Laura Allegrini, la Meloni lo conferma all’incontro con la stampa che precede la presentazione: “La sua è una candidatura di esperienza e competenza, la figura migliore per ricompattare il centrodestra e riportarlo al
governo della città”.

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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