Gianni Tassi, foto dall'Africa
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Gli Stati Generali La Fune
Immagini da mezzo mondo che raccontano tante storie. Questa la storia di Gianni Tassi, fotoreporter viterbese. La sua ultima avventura? Un viaggio in Etiopia da mozzare il fiato.
Gianni Tassi

Una vita in fotografie. Gianni Tassi, civitavecchiese trapiantato a Viterbo, giornalista professionista, fotoreporter in zone di guerra: dalla Bosnia all’Iraq di Saddam, passando per Palestina e molti paesi dell’Africa.

 

Una storia fatta di storie, raccontata nel suo blog e sulle pagine de Il Messaggero. “La fotografia non è verità, è un pensiero, un desiderio.E’ come scrivere le proprie sensazioni, le proprie emozioni. La cronaca dei fatti non esiste ma semplicemente vuol dire riprendere ciò che sta accadendo nel modo in cui tu la vedi. Ed è per tali motivi che la fotografia è un’arte”, questo il suo pensiero.

 

Anche a Viterbo sarebbe importante puntare l’attenzione sulla fotografia, mettere a punto spazi per mostre e trovare canali di finanziamento su progetti mirati in questo ambito. Tassi ci sta mettendo del suo. Da pochi giorni si è chiusa ‘Stop Frame’, una mostra collettiva che vede protagonisti i suoi lavori, insieme a quelli di altri nomi: Walter Selva, Andrea Di Giampasquale e Danilo Assanti.

 

Dal 4 all’11 aprile le foto di Tassi daranno vita a ‘Madagascar: volti di Ambanja. Storie di coraggio quotidiano’. Un reportage esposto nella sala regia di Palazzo dei Priori. Iniziativa in ricordo della giornalista viterbese Alessandra Corsi, promossa da Rotaract Viterbo e finalizzata alla raccolta fondi per la ricostruzione dell’impianto elettrico dell’ospedale C.M.C Saint Damien in Madagascar.

 

Ma in programma c’è anche dell’altro. A dicembre il fotoreporter viterbese si è recato in Etiopia, insieme a una spedizione di vulcanologi dell’Università di Pisa e di Catania. Questo recente lavoro si concretizzerà nei prossimi mesi in una mostra capace di raccontare luoghi veramente unici del continente nero. Dalle carovane di cammelli ai laghi di sale, passando per il cratere di un interessantissimo vulcano.

 

 

 

Gli Stati Generali La Fune
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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