Giancarlo Giannini a Viterbo per riscoprire la grandezza dimenticata della città
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Riportare alla luce l'eccellenza di una città dimenticata, riattualizzandola in un contesto internazionale. Questo il senso del lavoro di QdA, che tocca l'apice nell'edizione 2014 con l'Aretino messo in scena da Giannini.

Quartieri dell’Arte si prepara all’evento principale del festival: la messa in scena di ‘Vita di Maria Vergine’, con protagonista Giancarlo Giannini. Appuntamento in cartellone per il 27 e 28 settembre, nella sala del Conclave di Palazzo Papale. Il senso dell’operazione va oltre il grande nome e il cast eccezionale, che sarà rivelato nei prossimi giorni. Si tratta di un’intervento volto a riscoprire una Viterbo eccezionale e dimenticata. Con la speranza che questo aiuti a disegnare una città rinnovata di energie, stimoli e speranze.

 

LA RISCOPERTA DELLA GRANDE TRADIZIONE DEL TEATRO A VITERBO

“Vita di Maria Vergine” nasce dall’intenzione di recuperare la tradizione dei grandiosi spettacoli rinascimentali a tema sacro a Viterbo. Ci sono due storiche rappresentazioni che costituiscono i  principali riferimenti di questo allestimento: la grande processione teatrale del Corpus Domini del 1462 commissionata da Papa Pio II (Enea Silvio Piccolimini) che si snodò per tutte le vie delle Città modificandone addirittura gli edifici e vide la partecipazione, oltre che dello stesso papa, di diciannove cardinali  (ognuno dei quali sovrintese a una rappresentazione) di cui due sarebbero diventati papi (uno era Rodrigo Borgia, Alessandro VI); e la rappresentazione della “Passione” con 150 personaggi del 1582 con le persone più in vista della Viterbo dell’epoca a impersonare alcune delle figure del dramma.

Durante la festa teatrale del 1462 nella Piazza San Lorenzo dove si trova il Palazzo dei Papi fu rappresentata l’ “Assunzione della Vergine”, motivo per cui  questa edizione del Festival Quartieri dell’Arte propone un adattamento di “Vita di Maria Vergine” di Pietro Aretino, opera composta mentre l’autore era in contatto con la grande poetessa rinascimentale Vittoria Colonna che abitava a Viterbo, con l’interpretazione di Giancarlo Giannini.

Si tratta di riportare in vita una tradizione teatrale grandiosa e anche per questo le caratteristiche dello spettacolo saranno svelate man mano che l’evento si avvicinerà.

 

“VITA DI MARIA VERGINE” È UNA DIVINA COMMEDIA

“Vita di Maria Vergine” di Gian Maria Cervo è tratto dall’opera di Pietro Aretino recante lo stesso titolo, sicuramente il testo più bello prodotto dal genio rinascimentale nell’ambito del suo lavoro di riscrittura della materia sacra. Dello spettacolo previsto a Viterbo per il 27 e 28 settembre sarà regista Adriano De Santis, da molti anni strettissimo collaboratore di Giannini e autore di prestigiosi allestimenti presentati in prima mondiale nelle passate edizioni di Quartieri dell’Arte (citiamo per tutti il “Se sapessi cantare mi salverei” di Juan Mayorga).

“Vita di Maria Vergine” è una “Divina Commedia” a cui si aggiungono un patetismo e uno psicologismo di gusto rinascimentale. Aretino si preoccupa, nella sua composizione, di calare il suo descrittivismo pittorico (che in alcuni momenti molto drammatici si colora dei toni dell’ascetismo) in una struttura narrativa dai ritmi serrati, concepita per avvincere. Un affresco rinascimentale tradotto in parole e lo stesso Pietro Aretino non manca di citare i debiti di ispirazione che contrae con i grandi della pittura rinascimentale legati a lui da profonda amicizia.

Adattata e sintetizzata in una narrazione teatrale per flash da Gian Maria Cervo, l’opera rivela la sua straordinaria modernità.

 

IL SIGNIFICATO DELLA RISCOPERTA DI UN AUTORE COME ARETINO

“E’ soprattutto merito della lingua efficace e spedita di Aretino – dice Cervo -. Io mi sono limitato a spostamenti, a piccoli emendamenti nelle scelte verbali  e a tradurre il principio di causalità, già fortemente presente nell’opera, in termini più contemporanei. Questa è un’opera molto ambigua e quindi politica in senso moderno. Aretino la scrive per ottenere la porpora cardinalizia ma nonostante questo rivendica il suo diritto alla “Inventio”, alla vivacità, alla riorganizzazione dei materiali sacri per creare una struttura avvincente e affermare la sua personalità d’artista. Credo che sia importante riscoprire un autore come lui, ottusamente censurato in passato, soprattutto in un’epoca come la nostra, in cui il Capitalismo, per un problema di sopravvivenza, sarà costretto a rivedere la sua dottrina teologica. Il nostro è un sistema economico, in cui quello che si narra si tramuta in realtà (basta pensare agli effetti che hanno sull’economia reale le stime delle agenzie di rating). Riportare al centro del dibattito culturale un nuovo concetto di “Inventio” potrebbe avere qualche effetto. Quindici, venti anni fa, ci fu un revival degli elisabettiani connesso a un dibattito, a un discorso sul gender e in quegli stessi anni ci fu una rifioritura del teatro text-based, testuale. Oggi per le ragioni che ho indicato è forse il momento di riscoprire Pietro Aretino. E affidarsi a Giancarlo Giannini, il genio della recitazione italiana, in questa operazione èun’avventura entusiasmante. E poi il testo è anche un omaggio a Viterbo. Aretino era in contatto con Vittoria Colonnamentre lo componeva e la poetessa, che gli dava feedback e pareri, abitava nella città in quel periodo.”

 

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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