Quando Cossiga rivelò i segreti di Ustica
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“Se oggi mio padre fosse vivo, non credo proprio che farebbe il giornalista”. Che detto da uno questo mestiere lo fa, come lo aveva fatto il papà e come fa tuttora anche il fratello, suona decisamente come un atto di accusa. Giampiero Marrazzo è l’ospite dell’appuntamento con il Salotto delle 6: è il figlio di Joe, storico inviato del Tg2, e fratello di Piero, ex presidente della Regione Lazio e attualmente corrispondente della Rai da Gerusalemme. Una famiglia, insomma, dove si mangiava pane e giornalismo.

“Se oggi mio padre fosse vivo, non credo proprio che farebbe il giornalista”. Che detto da uno questo mestiere lo fa, come lo aveva fatto il papà e come fa tuttora anche il fratello, suona decisamente come un atto di accusa: sicuramente verso il mondo editoriale in genere, ma anche verso una società che si accontenta dell’informazione (che definire superficiale è solo un gentile eufemismo) fornita dai social network. Giampiero Marrazzo è l’ospite dell’appuntamento con il Salotto delle 6, la rassegna culturale ideata e condotta da Pasquale Bottone e ospitata dal Consorzio Biblioteche di Viterbo: è il figlio di Joe, storico inviato del Tg2, e fratello di Piero, ex presidente della Regione Lazio e attualmente corrispondente della Rai da Gerusalemme. Una famiglia, insomma, dove si mangiava pane e giornalismo.

Ma perché un grande giornalista come Joe si sarebbe rifiutato di fare quel mestiere che pure sapeva interpretare al meglio? “Per il semplice fatto che oggi quel tipo di giornalismo aggressivo e di arrembaggio tipico di mio padre è praticamente scomparso: i suoi servizi vengono trasmessi talvolta da programmi come Le iene o Presa diretta o Report. Praticamente impossibile cercarli e trovarli sulla tv pubblica o anche sulle reti private”. Ex direttore de L’Avanti (organo di quel che rimane del Partito socialista), attualmente Marrazzo dirige Il futuro quotidiano, un giornale “che guarda forse pure con eccessivo anticipo al mondo di domani e che si occupa di temi difficilmente rintracciabili su altre pubblicazioni, a cominciare dalla politica estera”. Il ragionamento parte dal miglior colpo messo a segno nella sua carriera: l’intervista a Francesco Cossiga sul caso Ustica. “Un evento del quale si era occupato mio padre, richiamato in servizio mentre era in ferie, all’epoca del drammatico incidente e che io avevo trattato in un programma su RadioRai. In quella trasmissione, il pm Otello Lupacchini aveva esplicitamente detto che Cossiga (presidente del Consiglio quando avvenne l’esplosione) non poteva non sapere che cosa era successo e che aveva il dovere di dire la verità. L’ex presidente della Repubblica fece fuoco e fiamme: chiese la mia espulsione dell’Ordine e la cacciata del giudice dalla magistratura, ma poi attraverso la sua segreteria volle incontrami. Lo feci solo sulla base dell’incoscienza giovanile e venne fuori la verità. Ad abbattere l’aereo Itavia in volo da Bologna a Palermo erano stati i Mirage francesi, alzatisi da una base  in  Corsica e impegnati in una semplice attività addestrativa nella quale il Dc9 si trovò invischiato per puro caso. Falso che Gheddafi fosse il bersaglio del missile. La verità era ed è molto semplice, anche se assai difficile da accettare perché soprattutto in Italia c’era stato un’intensa azione di depistaggio, oltre che tante bugie e omissioni per coprire che cosa era accaduto davvero”.

“Per fare bene il giornalista occorrono che due signore stiano dalla tua parte: tenacia e fortuna”, diceva Giorgio Bocca. E in quella circostanza Giampiero Marrazzo fu sia tenace che fortunato e i 45 minuti del video girato nella casa di Cossiga costituirono la base per i successivi processi. Ma il percorso prosegue a largo raggio spaziando su vari argomenti. Per esempio Renzi… ”Io l’ho sempre considerato sopravvalutato e portatore di istanze vuote. Ma come poteva pretendere di amministrare Roma e l’Italia da Firenze? Roma non si amministra né con i ministri né con i sottosegretari: piuttosto con i capi dipartimento e i direttori generali dei ministeri. Infatti, Andreotti  lo aveva capito benissimo ed è durato sessant’anni, forse pure di più. Renzi ha perso il governo ed ora perderà anche il partito. Direi che se lo è meritato perché la sua colpa maggiore a mio avviso è stata quella di aver tolto ai giovani anche la speranza”.  Le foibe? “Una vergogna nazionale che grida vendetta. Perché non esistono morti di serie A e di serie B, con una distinzione che ha soltanto radici politiche”.

E Trump? “Il mondo va inesorabilmente a destra e per alcuni anni ancora sarà così. La sinistra ha perso identità e appeal ed è rimasta vittima di quel terribile fenomeno che è stata ed è la globalizzazione. Paga errori suoi e una contingenza generale in cui la tendenza è rinchiudersi in se stessi. Avviene in Europa e negli Stati Uniti. Non mi meraviglio, ne prendo semplicemente atto, anche se i muri sono sempre da evitare”. Già, perché viviamo un’epoca che non ha bisogno di muri, quanto di ponti. Ma questo è un altro discorso…

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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