Genitori preoccupati dal "ghetto" di via Bianchi: sì all'accoglienza, ma in altro modo
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I genitori protestano, ma alla fine quel che desta più preoccupazione è la modalità di accoglienza delle 39 migranti e figli ospitati negli appartamenti: “Così rischia di diventare un ghetto”

I genitori protestano, ma alla fine quel che desta più preoccupazione è la modalità di accoglienza delle 39 migranti e figli ospitati negli appartamenti: “Così rischia di diventare un ghetto”. La dirigente dell’Istituto Marina Marini in apertura dell’incontro organizzato per far confrontare i genitori preoccupati dall’arrivo dei migranti in un Centro di accoglienza straordinaria di fronte alla scuola di via Bianchi, ha raccontato la propria versione dei fatti. Dalle prime voci sulla possibilità dell’arrivo dei migranti arrivate su Whatsapp, alle lettere di chiarimento inviate al Prefetto rimaste senza risposta, fino all’incontro con il sindaco Leonardo Michelini, con gli assessori Antonio Delli Iaconi e Luisa Ciambella che le hanno detto più volte di stare tranquilla e di non saperne niente. Poi la doccia fredda con l’arrivo dei primi migranti sabato scorso e il confronto con il vicesindaco Ciambella che, ha sostenuto Marina Marini, le ha detto che le buste erano state aperte appena la sera prima. Così l’arrivo delle 19 migranti, alle quali se ne sono raggiunte un’altra ventina.

Molti genitori hanno parlato esprimendo le proprie perplessità e sposando l’idea della necessità di una accoglienza fatta diversamente: da chi ha esperienza, con modalità sostenibili per la collettività e rispettose della dignità. Insomma poche tracce della guerra ai migranti che si è letto su alcuni giornali. C’è preoccupazione da un lato e l’intenzione di alcuni di portar via i figli, per via dell’assembramento eccessivo, ma dall’altro anche uno spunto per continuare a praticare quella tolleranza che nella scuola di via Bianchi è considerato un vanto.

All’incontro c’erano giornalisti e associazioni, tra queste Arci (che da sempre si schiera contro questo tipo di accoglienza), che ha voluto essere presente per dar un contributo per aiutare a comprendere di cosa si parlasse, e Viterbo Civica. Assenti sia gli operatori che hanno in gestione il centro incriminato e il Comune: non c’erano né il sindaco, né gli assessori competenti. I consiglieri di maggioranza nemmeno a parlarne. E questo è il vero scandalo.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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