Genio, Pelliccia: "La mia proposta l'ho ritirata, c'è un tempo per tutto"
Pelliccia
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Pelliccia fa però sapere che la sua proposta ormai è scaduta, e non se ne potrà fare più nulla. “Ho fatto un ragionamento - dice - e la proposta non c’è più”. Poi parla anche del Teatro dell'Unione.

Pelliccia non ci sta: “Ritiro la mia proposta, c’è un tempo per tutto”. Il commissario delle Biblioteca consorziale di Viterbo commenta l’assenza di risposte all’avviso pubblico del Comune di Viterbo riguardante la riqualificazione e l’assegnazione per dodici anni del cinema Genio (sei anni, rinnovabili per altri sei). Pelliccia fa però sapere che la sua proposta ormai è scaduta, e non se ne potrà fare più nulla. “Ho fatto un ragionamento – dice – e la proposta non c’è più”. Poi parla anche del Teatro dell’Unione.

 

Perché?

“Ogni cosa ha il suo momento e comunque bastava leggerlo quel bando per capire che sarebbe andata così.

 

Cioè?

“Già la durata sei più sei, non era fattibile. Non sanno nemmeno di cosa parlano. Non mi sono nemmeno meravigliato perché era chiaro. Io avevo già trovato le persone che avrebbero fatto un investimento con una prospettiva con un piano industriale. Non sono stato ascoltato”.

 

E ora che cosa succederà secondo lei?

“Magari si farà un bando a 30 anni anche perché se un imprenditore deve spendere minimo 1 milione e mezzo di euro, a dire poco, deve pensare che sia conveniente”.

 

Cosa c’è da fare?

“Non si tratta solo di metterlo in sicurezza, non si può mantenere una sola sala da 800 posti così. La mia idea, che avevo preparato, prevedeva di scombussolare tutto. Una sala così non serve a niente, bisogna diversificare e proporre un’offerta diversa alla comunità. Serviva un progetto e andava ragionato diversamente”.

 

Dal comune qualcuno non vi ha mai chiamato per parlare della vostra idea?

“No e sono offeso perché l’assessore Giacomo Barelli ha detto che noi graviamo sulla comunità. Sono molto arrabbiato, io penso che certi stipendi gravino sulla comunità”.

 

Come si spiega quelle parole?

“È una questione di sensibilità. Questa è una forma di arroganza da parte di chi non è abituato a conversare”.

 

Come andrà a finire?

“Si farà un altro bando, non lo so. Ma non mi riguarda più. Credo rimarrà lì così com’è”.

 

Il Teatro dell’Unione dovrebbe riaprire tra meno di un anno, cosa accadrà?

“Non credo alle date che ci dicono. Ci sono dei problemi molto grossi che consiglieri di andare a verificare perché ho paura che al termine dei lavori il teatro non possa aprire”.

 

A cosa si riferisce?

“Ci sono persone che ricevono indennità ogni mese, andassero a verificare. Per aprire il teatro al pubblico servirà anche altro. Quindi non credo a quelle date di cui parlano e sono anche pronto a perdere delle scommesse a riguardo”.

 

Bisogna pensare alla gestione?

“Penso ci siano delle professionalità giuste per dirigerlo. Come Alfonso Antoniozzi o come Gian Maria Cervo, però devono iniziare a pensarci”

 

Servirà anche un management..

“C’è gente brava in giro. Probabilmente anche sull’Unione hanno qualche idea, Barelli parla e dice cose. Vedremo”

 

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