
VITERBO – Se dovessimo scrivere la sceneggiatura per un Antoniozzi assessore nell’anno di grazia 2024 e con davanti la “particolare” città di Viterbo gli faremmo dire questo: “Ma chi me l’ha fatto fare di mettermi in questa porcilaia”. Antoniozzi non direbbe mai ciò ma uno che di cultura vive a livelli internazionali e si ritrova alla guida di un assessorato nell’ultra-provincia dell’impero e che ha a che fare con “la qualunque” sempre pronto a dire qualsiasi cosa, con la leggerezza con cui si potrebbero dire solo le preghiere del vespro, legittimamente potrebbe fare simili riflessioni.
Sta di fatto che nelle ultime ore il grande teatro viterbese ha prodotto scene “meravigliose”. E’ uscita la graduatoria del bando cultura, che eroga 70mila euro (di questo stiamo parlando) per le manifestazioni dell’estate viterbese. Qualcuno non ha ottenuto finanziamenti e non ha gradito ed è esplosa la solita comunicazione “garibaldina” stile “attacco alla baionetta”. Sono state tirate in ballo affermazioni grosse con parole tipo “mafia”, “cosche”. Sui social ne abbiamo lette di ogni (sempre da parte di quei dieci viterbesi evidentemente tirati su a Pavesini e polemica).
Non entriamo nel merito della vicenda perché non ci compete. Se qualcuno pensa ci siano state irregolarità ha le strade di legge per fare valere i propri legittimi diritti. Quello è il metodo, quella la via. Però ognuno è anche libero di fare quello che crede e di dire ciò che ritiene vada detto. Assumendosi tutte le responsabilità del caso e pagando eventuali danni arrecati, se richiesti.
Il fatto nuovo, e qui ci sembra si trovi la notizia, sarebbe proprio questo. Da quanto trapelato in Comune sarebbero pronti a mettere tutto in mano agli avvocati, anzi sembra che sia già cosa fatta, per difendere l’immagine di chi dell’amministrazione è stato tirato in ballo con affermazioni al tabasco e la reputazione dell’ente.
Nelle scorse ore l’assessore Antoniozzi ha anche inviato un comunicato stampa dove, in sostanza, esprime un concetto semplice e che potremmo riassumere così: “una commissione ha valutato i progetti, hanno perso quelli che non hanno potuto vincere per proprie debolezze”. Poi si parla di padri, di figli ma non dello spirito santo. Ecco, forse un po’ di quello servirebbe anche perché il continuo avvelenamento di pozzi rischia di rovinare ancora di più lo stato della città. Ma della città evidentemente “frega un cazzo”, sia perdonata l’espressione sgarbata, a nessuno. Allora amen.


















