Gal: "Michelini posseduto da un male oscuro"
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Per i consiglieri Moltoni e Insogna il sindaco Michelini, che sempre più spesso chiamano "Micheloni - crasi perfetta tra Michelini e Fioroni -, è "posseduto da un male oscuro".

A mettere il dito nella piaga che si è venuta a creare in seno all’amministrazione Michelini arrivano anche i consiglieri del Gal Sergio Insogna e Francesco Moltoni. Intervengono nel dibattito in corso sottolineando che si stanno concretizzando cose che loro avevano previsto e che li hanno spinti a uscire dalla maggioranza.

 

L’INTERVENTO DI MOLTONI E INSOGNA

”Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Avevamo ragione noi e aveva ragione anche il collega Taborri, quando mesi fa denunciammo il rischio concreto che questa amministrazione poteva dichiarare fallimento se avesse continuato ad applicare il sistema di governo Michelini.

Fummo isolati, derisi, minacciati, abbiamo cercato comunque di poter mantenere un rapporto collaborativo richiamando il sindaco ai suoi doveri di soggetto super partes e soprattutto di essere più autonomo rispetto ad alcune realtà del Pd e altri battitori liberi della maggioranza, frequentazioni non opportune e pericolose.

Fummo costretti a uscire dalla maggioranza onde evitare epurazioni, tipo esclusione Moltoni dalla terza commissione, e ulteriori offese alla nostra dignità personale e amministrativa.

Avevamo ragione noi a dire che Michelini era posseduto politicamente da un male oscuro che gli stava facendo perdere la fiducia e la credibilità che i consiglieri della maggioranza (22 erano all’inizio e 12 sono oggi) e l’intera città gli avevano dato nel 2013.

Un male oscuro ma molto chiaro ai viterbesi, che ha fatto sì che da amministratore è diventato amministrato, e così ha perso la sua autonomia decisionale, tanto sbandierata in campagna elettorale, e soprattutto ha perso di vista e rinnegato gli obiettivi e i programmi elettorali per seguire altre logiche e altri obiettivi.

Prima ha distrutto il suo gruppo politico di riferimento, poi si è lanciato nell’avventura di leader di un movimento ispirato dall’onorevole Fioroni, che di fatto è diventato la stampella della parte del Pd minoritario in provincia e in consiglio comunale.

Questo è stato un altro errore fatale, perché questi colleghi sono passati subito alla cassa dell’amministrazione comunale di Viterbo ed è caduta la testa di Vannini (amico personale e uomo di fiducia del sindaco) che con valore, impegno e professionalità stava svolgendo il suo ruolo di assessore.

Micheloni si è salvato dalla mozione di sfiducia diciamo per il rotto della cuffia, però sindaco lei doveva sapere che chi troppo vuole, nulla stringe.

Prendiamo atto che 7 colleghi del Pd con coraggio e determinazione hanno deciso anche loro di dire basta a questa situazione insopportabile e pesante per tutti, e il loro documento è condivisibile al cento per cento e troppo hanno sopportato, e come nei migliori film western alla fine arrivano i nostri i magnifici 7.

Il Sindaco era solito affermare che lui parlava solo con chi conta, oppure ultimamente ha avuto modo di dire che chi comanda fa come gli pare, ora lo inviamo a considerare il fatto semplice ma matematico che 13 consiglieri gli hanno espresso sfiducia un mese fa, altri 7 gliela hanno espressa ieri e siamo arrivati a 20, non gli sembra il caso di fare due conti?

E forse gli conviene considerare anche il fatto che lui non comanda più, sempre se ha comandato prima?

Risparmiamo considerazioni sulla sua esilarante dichiarazione: se siete convinti, sfiduciatemi in consiglio. Non si ostini a fare il duro e puro, già le abbiamo detto in altra occasione, lei non ha ”le physique du role” (ci scusi se non è inglese maccheronico).

Sindaco quei dodici colleghi consiglieri fioroniani (5 Pd e 7 moderati e riformisti, camuffati in altri gruppi in consiglio) che gli sono rimasti, ”oggi” le servono solo per fare gli auguri di Natale e di Buone Feste, per il futuro politico e amministrativo un simpatico collega ha affermato: domani è un altro giorno si vedrà. Noi aggiungiamo che: domani sicuramente non sarà come tutti gli altri giorni amministrativamente trascorsi da due anni e mezzo. Ite missa est … Alleluia”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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