

VITERBO – C’è un fantasma che si aggira per le stanze della destra viterbese, e non ha la cravatta verde d’ordinanza. Ha la mimetica d’ordinanza, virtuale ma pesantissima, di Roberto Vannacci. Il “generale del consenso”, l’uomo delle centinaia di migliaia di preferenze alle Europee, sta per passare all’incasso politico anche nella Tuscia. E il prezzo di questo conto, a quanto pare, rischia di pagarlo quasi interamente la Lega.
La notizia, rimbalzata con forza nelle ultime ore, è la nascita imminente di tre nuovi comitati di “Futuro Nazionale” nel Viterbese. Non c’è più solo Umberto Fusco a fare da avamposto e da catalizzatore. La rete si allarga, si struttura, si radica nei comuni della provincia. Un’operazione chirurgica che, se da un lato punta a dare una casa politica ai “delusi” della destra, dall’altro ha un obiettivo grosso come una casa, anzi, grosso come un Carroccio. Perché diciamolo chiaramente, senza infingimenti: la crescita del movimento vannacciano nella Tuscia ha un unico, vero agnello sacrificale. E quell’agnello è la Lega di Matteo Salvini.
Per capire l’entità del terremoto bisogna guardare i numeri, freddi ma spietati. A livello nazionale, i sondaggi inchiodano la Lega in una terra di mezzo che oscilla pericolosamente tra l’8 e il 9 per cento, costantemente insidiata da Forza Italia e drammaticamente lontana dai fasti del 2019. Ma è nel Viterbese che il dato si fa carne, sangue e, soprattutto, voti persi.
Alle ultime elezioni politiche del 2022, la Lega nella circoscrizione viterbese aveva già mostrato vistosi segni di cedimento, attestandosi poco sopra l’8%. Un dato che era già il termometro di una crisi d’identità profonda in un territorio che un tempo rispondeva in massa ai raduni padani in salsa laziale. Poi sono arrivate le Europee del 2024, dove lo stesso Vannacci ha fatto da paracadute al partito, drenando preferenze personali che però non si sono tradotte in struttura per il Carroccio locale, anzi. Oggi che il Generale si muove in proprio, quel paracadute si è chiuso. E sotto c’è il vuoto.
Azzardiamo una previsione, che poi tanto azzardata non è se si ascoltano i malumori della base e si osserva lo smottamento dei quadri dirigenti. Con tre nuovi comitati pronti a raccogliere firme, tessere e consensi nel nome del Generale, la Lega in provincia di Viterbo rischia un tracollo verticale. La stima, prudenziale ma realistica, parla di una perdita secca di almeno 3 o 4 punti percentuali su base provinciale, con il partito che potrebbe scivolare a un misero 4-5%. Una vera e propria decimazione.
Ma il vero dramma politico si consumerà all’interno delle mura del capoluogo. Viterbo città si prepara all’appuntamento cruciale delle elezioni comunali del 2027. Qui la Lega, già ridotta ai minimi termini dopo le ultime turbolente vicende amministrative e la frammentazione dell’opposizione di centrodestra, rischia l’irrilevanza totale. Se l’effetto Vannacci-Fusco dovesse consolidarsi con una lista civica o identitaria forte nel 2027, il Carroccio viterbese potrebbe subire un calo superiore al 50% rispetto ai già magri risultati precedenti, rischiando di non superare lo sbarramento o di fermarsi a un drammatico 2-3%.
In pratica, l’elettorato leghista duro e puro, quello legato ai temi della sicurezza, dell’identità e dei confini, sta trovando in Futuro Nazionale un contenitore più fresco, meno logorato dai compromessi romani del governo e governato da volti noti del territorio. Per la Lega viterbese la sveglia è suonata, ma la sensazione è che i comitati di Vannacci abbiano già iniziato a girare la chiave nella toppa. E fuori la porta, per il vecchio leone salviniano, rischia di fare molto freddo.

















