Fuksas come Pasolini esalta la forma di Orte e critica la modernità
orte
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Al centro della critica dell'architetto i nuovi colori delle abitazioni del centro storico, che rischiano di distruggere la bellezza di una "scultura meravigliosa"

Era l’autunno del 1973 quando Pier Paolo Pasolini con l’aiuto dell’amico Ninetto Davoli e del regista Paolo Brunatto, girava un breve documentario su Orte e la “forma della città”. Pasolini mostra al pubblico il centro storico di Orte e ne esalta le forme e la sua “perfezione stilistica”, per poi allargare l’inquadratura a tutta la rocca ortana, sul cui fondo erano state costruite delle abitazioni decisamente fuori tema con il resto del paese: “la massa architettonica della città, è incrinata, è rovinata, è deturpata da qualcosa di estraneo, che è quella casa che si vede là a sinistra”.

Pasolini usa la forma della città di Orte come critica verso la modernità. Le nuove costruzioni alla base del paese “deturpano” la forma della città etrusca. A seguire i passi dello scrittore e regista, 35 anni dopo, ci ha pensato Philippe Daverio con il suo programma Passepartout. Il critico d’arte è voluto tornare a Orte per vedere se la lezione di Pasolini era stata assimilata dalla città, ma ha trovato il profilo del paese profondamente cambiato rispetto al documentario di Pasolini. Ancora una volta le nuove costruzioni hanno rischiato di distruggere la “città perfetta”.

Nei giorni scorsi, poi,è toccato al celebre architetto Massimiliano Fuksas intervenire sull’argomento durante una trasmissione di La7. Oggetto della critica questa volta non sono più le nuove costruzioni che cannibalizzano la forma della città, ma i colori sgargianti dei vecchi palazzi di Orte. “Orte era una scultura meravigliosa con un colore dell’intonaco straordinario. Le facciate, si vedono dall’autostrada, sono ridipinte di rosa, di azzurrini e di altre cose del genere. Stanno distruggendo un monumento. Con l’autorizzazione probabilmente della soprintendenza”.

L’architetto fa un appello alla coscienza dei cittadini di Orte e di tutte quelle città antiche che rischiano di perdere il proprio fascino, a causa di una gestione troppo lassista sulle ristrutturazioni. Per la prima volta Orte non viene criticata per quelle abitazioni fuori tema alla sua base, ma per qualcosa che era perfetto e che ora sembra non esserlo più: la città stessa.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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