Furto "senza scasso" al duomo di Tuscania, rubati paramenti sacri del Settecento
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Spariti nel nulla diversi paramenti sacri di significativo valore. Si tratta infatti di manufatti del Diciottesino e Diciassettesimo secolo, catalogati dalla Soprintendenza.

Furto senza scasso al duomo di Tuscania. Spariti nel nulla diversi paramenti sacri di significativo valore. Si tratta infatti di manufatti del Diciottesino e Diciassettesimo secolo, catalogati dalla Soprintendenza.

L’oggetto più prezioso, perché più antico ma anche perché appartenuto a un personaggio che arrivò a un passo dal soglio pontificio come il cardinale Brancaccio, già vescovo di Viterbo e poi fatto cardinale nel 1633 da papa Urbano VIII, è una pianeta. Per i non esperti la pianeta non è altro che il paramento liturgico usato dal presbitero durante la celebrazione dell’eucarestia.

La notizia circola da diversi giorni in paese, anche se con grande discrezione. Ad accorgersi del furto il personale che frequenta la chiesa di San Giacomo, nell’esercizio quotidiano delle proprie funzioni. La scoperta risale al 23 gennaio, anche se è possibile che la sottrazione dei manufatti risalga anche a qualche giorno prima. Difficile stabilirlo con esattezza.

Mancano all’appello tre pianete in lama rossa con ricami in oro e relative stole, manipoli, veli e borse; una pianeta in lama violacea e ricami in oro con relativa stola, manipolo, velo e borsa; una pianeta in lama bianca e ricami in oro con relativa stola, manipolo, velo e borsa; due altre borse in lama bianca e oro relative ad altri corredi contenuti nello stesso armadio; una mitria in lama bianca e ricami in oro con pietre vitree; un piviale in lama rossa e ricami in oro con relativa stola conservato in un altro armadio. Tutto era custodito all’interno della sagrestia.

Sulla vicenda, denunciata alle forze dell’ordine, stanno indagando i carabinieri di Tuscania.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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