Furci Siculo: inaugurato Largo Luigi Petroselli, in ricordo del viterbese sindaco di Roma
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È stata una serata densa di emozioni, quella che ieri Furci Siculo, comune del Messinese, ha dedicato a Luigi Petroselli, viterbese, sindaco di Roma dal 1979 al 1981 e “furcese affettivo”.

È stata una serata densa di emozioni, quella che ieri Furci Siculo, comune del Messinese, ha dedicato a Luigi Petroselli, viterbese, sindaco di Roma dal 1979 al 1981 e “furcese affettivo”.

A 36 anni dalla scomparsa è vivo il ricordo di Petroselli, che a Furci, nella casa della moglie Aurelia Sergi, trascorreva le vacanze in agosto. Il Comune gli ha intitolato un suggestivo Largo che si affaccia sul mare. E ieri sera sono state scoperte la targa e una stele in bronzo, opera dell’artista Licinio Fazio.

Alla toccante cerimonia, organizzata con la collaborazione dell’associazione culturale Tamericium, sono intervenuti il sindaco di Furci, Sebastiano Foti, e quello di Viterbo, Leonardo Michelini, con la moglie di Petroselli, Aurelia. Poi le testimonianze di Paolo Masini, già assessore del Comune di Roma, che ha portato anche il saluto del ministro Dario Franceschini, degli amici Gaetano Buscemi e Angelo Pacher, di Paolo De Sanctis, presidente dell’associazione Tamericium, che ha letto una lettera dello scrittore Domenico Cacopardo, e di Danila Corbucci, nipote di Petroselli.

Un messaggio è stato inviato dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi. La contemporaneità di Petroselli, la sua idea della città come comunità (un valore innato in lui che, come ha ricordato Michelini, era cresciuto nella comunità di Pianoscarano), il forte legame con la Sicilia, terra che lo affascinava, l’umiltà e il rispetto con cui si rapportava con gli altri, la sua capacità di ascolto: Petroselli ha lasciato un segno indelebile.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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