
VITERBO – Questione Talete. Dato il suo impegno civile e politico su questo tema, abbiamo intervistato il Consigliere e leader di Viterbo 2020 Chiara Frontini per conoscere il suo pensiero su quello che sta accadendo.
D – Consigliere Frontini, come ben sa la Regione Lazio ha nominato un commissario che avrà il compito di interessarsi dei comuni “ribelli” ossia quelli che resistono all’ ingresso in Talete. Un suo commento a riguardo.
R – È un provvedimento che non tutela le comunità cittadine al quale non si sarebbe dovuti arrivare se la Regione avesse rispettato, banalmente, la volontà popolare. Il provvedimento della Regione è infatti in contrasto con la stessa Legge Regionale del Lazio 5/2014, di iniziativa popolare e approvata all’unanimità dal Consiglio Regionale ma mai attuata, perché manca evidentemente la volontà di farlo. Anche per questi motivi i cittadini devono partecipare in massa alla firma della petizione promossa dal Comitato Noncelabeviamo riguardo l’attuazione della Legge Regionale del Lazio 5/2014, per poter fermare queste azioni con un’alternativa legislativa, operativa, concreta. Ad esempio, domenica alle 17 saremo a Piazza delle Erbe, ma basta contattare qualsiasi organizzazione parte del comitato, o seguire i prossimi appuntamenti sulle pagine social.
D – Talete sta procedendo con i distacchi “selvaggi” e sta togliendo l’acqua senza preavviso anche per morosità di poco conto, o afferenti a più di cinque anni fa, soprattutto senza avvisare preventivamente gli utenti, alcuni con condizioni di estrema fragilità (anziani, invalidi). Qual è il suo pensiero?
R – A mio avviso, ci sono i presupposti per la denuncia per interruzione di pubblico servizio. L’acqua è un bene primario, e non si può procedere a distacchi senza avere la certezza che l’utente sia colpevolmente moroso. A maggior ragione se si tratta di categorie deboli che non possono difendersi. La consigliera Chiatti del nostro gruppo ha anche formulato un’interrogazione urgente qualche settimana fa, quando sono iniziati i distacchi senza preavviso, per sollevare l’attenzione sul problema nel momento in cui il comune di Viterbo firmava l’accordo transattivo, ma evidentemente servono azioni più forti, che solo gli organi di indirizzo politico (cioè i Sindaci e/o il presidente della Provincia) possono dare, oppure le vie legali.
D – A Suo avviso esistono strumenti normativi per impedire i distacchi da parte di Talete?
R – Certo. Appunto, invitare i cittadini a segnalare, ed eventualmente denunciare, ogni comportamento ritenuto illegittimo. In aggiunta, o in alternativa, proporre una delibera degli organi di indirizzo politico che chiarisca l’azione che la società deve attuare in certe situazioni.
D – Quale può essere lo scenario per gli otto comuni “ribelli” in un futuro prossimo? Secondo Lei cosa può accadere?
R – Ad oggi, i Comuni possono fare fronte compatto per continuare a battersi con ogni mezzo, politico e legale, contro questo provvedimento. Anche perché come sempre sono i Sindaci che dovranno rispondere davanti ai propri cittadini degli inevitabili aumenti delle bollette, oltre che di un probabile peggioramento dei servizi, non il commissario regionale, che non ha alcuna investitura popolare. Seguire passo passo e nei minimi dettagli tutti i passaggi che saranno messi in campo nei prossimi mesi, anche in considerazione della situazione economica precaria strutturale della società. Oltre che ovviamente sostenere istituzionalmente la richiesta di varo dei decreti attuativi che rendano finalmente esecutiva la L.5/2014, che è la prima – e unica ad oggi – soluzione sul tavolo.
Ringraziamo Chiara Frontini per il tempo che ci ha dedicato nel rispondere alle nostre domande.
La foto utilizzata per l’articolo, inviataci dalla stessa intervistata, è di Mariam Josephine Behboudi


















