
VITERBO – “Un omicidio a due passi da una scuola. La nostra ridente città teatro di troppi atti di violenza in poche settimane: la mafia, lo stupro, ora questo. Ci vuole una risposta, netta, chiara, fortissima ed inequivocabile da parte di tutta, tutta la comunità cittadina. Tutta Viterbo deve ribellarsi a questa deriva. Tutta”. Il commento a caldo di Chiara Frontini (Viterbo2020) sulla brutale uccisione del commerciante Norveo Fedeli all’interno del proprio negozio in via San Luca.
“Un abbraccio di vicinanza ad una famiglia operosa e di grande dignità, che stava per allargarsi tra poche settimane – continua il consigliere Frontini -.
Si vanno definendo i dettagli. Ora basta. La misura è colma. Leggo stupore, dolore, sbigottimento, tutte parole di quella che una volta era una tranquilla cittadina di provincia e che oggi, nel giro di poche settimane, si ritrova a svegliarsi nel peggiore degli incubi. Una spirale di violenza che va fermata: va fermata nelle parole, negli atteggiamenti, nelle azioni quotidiane. Va fermata nella mentalità, quella che minimizza e banalizza, che si gira dall’altra parte finché non riguarda il proprio diretto cerchio di familiari e amici, che fa finta di non vedere, che giustifica persino.
Va fermata nel degrado urbano, perché incuria, sporcizia, abbandono e ruderi sono l’habitat ideale per la criminalità: la violenza genera violenza.
Va fermata con il controllo, certo, con il presidio del territorio. Ma va fermata soprattutto con una cultura della legalità diffusa, della cittadinanza attiva e consapevole. Ognuno di noi, ogni cittadino deve agire per rioccupare gli spazi, non solo fisici ma anche etici, lasciati vuoti: il centro storico ne è un emblema, ma anche tanti parchi cittadini. Ogni cittadino deve essere parte attiva nei confronti di chi è chiamato a decidere le sorti della città, informarsi, denunciare senza avere paura. Le istituzioni devono essere esempio. Recuperare l’autorevolezza attraverso l’esempio. Tutelare e non allontanare chi denuncia, chi si ribella al sistema ed essere esse stesse parte della soluzione. E così le parti sociali, le imprese, i sindacati. Tutti.
Da questo incubo bisogna uscire, e possiamo farlo solo tutti insieme. Viterbo unita, tutta: senza colori, senza bandiere, senza polemiche, tante piccole fiamme di cittadini che non si voltano dall’altra parte ma affrontano il male, in ogni sua declinazione, a viso aperto e forti del supporto di una comunità unita, solidale. Altrimenti siamo tutti complici. E io, complice della morte di una città, la mia città, di certo non mi ci rendo”.


















