Frontini: "Amore per Viterbo è dimettersi da assessore regionale prima di sapere di essere eletti o meno come sindaco"
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VITERBO - "Sull’amore per Viterbo non accettiamo lezioni. L’atto d’amore per Viterbo è dimettersi da assessore regionale prima di sapere se si sarà eletti o meno". Così Chiara Frontini in replica alle parole di queste ore di Alessandra Troncarelli e del presidente Nicola Zingaretti.

VITERBO – “Sull’amore per Viterbo non accettiamo lezioni. L’atto d’amore per Viterbo è dimettersi da assessore regionale prima di sapere se si sarà eletti o meno”. Così Chiara Frontini in replica alle parole di queste ore di Alessandra Troncarelli e del presidente Nicola Zingaretti.

“Questo significa donarsi alla città. Perché la candidata Troncarelli non dichiara prima cosa farà in caso di sconfitta? Sceglierà di stare all’opposizione in consiglio comunale, come abbiamo fatto noi per 10 anni, portando avanti le istanze e gli interessi dei cittadini, oppure ripiegherà sulla comoda poltrona regionale? Visto che, citando parole virgolettate, alla candidata “non serve una poltrona perché ce l’ha già”, immagino che ai viterbesi importi sapere quale delle due pesa di più.

Nel frattempo, continuano le passerelle di notabili romani, utili a occupare la vuotezza di contenuti e di idee di chi pensa che governare sia solo occupare spazi politici, che vengono a dirci che Viterbo ha bisogno di essere difesa.

L’unica cosa dalla quale Viterbo deve essere difesa è la partitocrazia: Viterbo deve essere difesa dai politici regionali e nazionali che usano il territorio come una pedina dei propri giochi di potere, sulla pelle dei cittadini, senza conoscere la città, senza rispettarla, senza valorizzarla, ma usandola strumentalmente per i propri fini. L’atto d’amore per Viterbo è smettere di portare a Viterbo i rifiuti romani, e su questo né Zingaretti, né Troncarelli né tantomeno il Consigliere Regionale Panunzi hanno mai difeso il territorio. Quindi, dov’è l’amore per la città?”.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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