
ROMA – Una maxi-frode fiscale da oltre 7 milioni di euro è stata scoperta nel settore della grande distribuzione organizzata, dove il risparmio non veniva dalle offerte, ma da un sofisticato sistema di evasione fiscale. A smascherarlo è stato il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Viterbo, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Roma. L’indagine ha portato all’emissione di misure cautelari personali e patrimoniali eseguite nei giorni scorsi su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma.
Al centro dello schema illecito c’era un nucleo familiare che, attraverso una ragnatela di società ha messo in piedi un vero e proprio “supermercato dell’evasione”. Il cuore del meccanismo era rappresentato da falsi contratti di appalto per la fornitura di manodopera, che mascheravano in realtà un sistema volto a tagliare i costi evitando di pagare IVA, contributi previdenziali e ritenute fiscali.
Un gioco di specchi in cui le società fantasma emettevano e ricevevano fatture per operazioni mai avvenute, in un circolo vizioso utile solo a gonfiare i profitti e ad abbattere gli obblighi verso il fisco. Il risultato? Una concorrenza sleale.
Il sistema messo in atto permetteva agli ideatori di presentarsi sul mercato con prezzi più competitivi, ma non grazie all’efficienza o all’innovazione, bensì tramite un modello fondato sull’illegalità.
I sequestri patrimoniali, del valore complessivo di oltre 7 milioni di euro, hanno colpito direttamente i beni accumulati grazie all’attività illecita: conti correnti, immobili, veicoli e partecipazioni societarie. Le misure cautelari personali riguardano soggetti direttamente coinvolti nella gestione e nell’ideazione del sistema truffaldino.


















