

VITERBO – Francigena, come noto, è l’unica società partecipata del Comune di Viterbo rimasta attiva. L’ultima in vita del trittico di era Gabbianelli composto da Robur, Cev e appunto Francigena.
Un nome tra l’altro piuttosto singolare che sembra richiamare un qualcosa che ha a che fare più con il turismo che con farmacie, parcheggi, trasporto pubblico. Anche se, a ben guardare, parcheggi e trasporto pubblico con il turismo hanno tanto a che fare.
Ma andiamo al di là del nome e rimaniamo su Francigena. Negli anni non ha navigato in acque bellissime. Più volte il mare di Palazzo dei Priori si è agitato e diversi consiglieri e gruppi politici ne hanno messo in discussione l’utilità. Alla fine le ragioni della partecipata e del suo mantenimento hanno sempre prevalso, anche se spesso tra la poca convinzione del socio unico. O quantomeno nell’apatia di un socio che, in franchezza, non ha mai avuto una grande visione del campo d’azione della partecipata. Da qui un rapporto svogliato, fatto di incomprensione, di tirare a campare o qualcosa di simile.
Il nuovo sindaco sembra invece farsi portatrice di una visione diversa, che guarda alla partecipata comunale come un alleato. Una sorta di leva con cui attuare precise azioni di governo sulla città. E’ chiaro quando racconta di immaginare una “chiusura del centro storico” spontanea. Una chiusura senza imposizioni ma figlia della libera decisione dei cittadini perché potranno trovare parcheggi comodi e mezzi di trasporto pubblici idonei. E qui emerge il senso di Francigena, strumento per governare al meglio la città, con cui costruire architetture decisionali capaci di quella “spinta gentile” verso i cittadini che da decenni è bussola dell’azione politico-amministrativa di città evolute ma che non ci risulta siano mai arrivata sui banchi della sala d’Ercole. Forse tanti consiglieri che in questi decenni si sono seduti sulle sedie di Palazzo dei Priori non sanno neanche cosa sia “la spinta gentile” e “l’architettura delle decisioni”. E se non conosci una cosa difficilmente fai azioni consecutive a quella. Ogni volta che fiorisce la “sagra delle banalità” è perché mancano visioni e concetti capaci di fare la differenza.
Che Frontini punti a una rivoluzione copernicana su Francigena appare evidente con il piano di risanamento della società cercato, votato e ora messo in pratica in un percorso stabilito e organizzato. Così la società diventa da peso a risorsa e la prova che si inizi a trattarla come risorsa è chiara: ci si investe. Si mettono soldi oggi perché si è convinti che potranno essere moltiplicati in un certo tempo, perché si conta di dare segnali positivi al personale così che possa essere più produttivo.

















