Francesco Serra & Co. espulsi dal Partito Democratico, i dem sempre più deboli. Unici punti di riferimento Panunzi e Troncarelli
pd
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Sempre più debole il Partito Democratico a Viterbo. Buttati fuori dal partito per due anni Francesco Serra, Patrizia Frittelli, Mario Quintarelli, Massimo Cappetti, Patrizia Prosperoni, Andrea Cutigni, Domenico Baldini e Bruno Vincenti. 

Sempre più debole il Partito Democratico a Viterbo. Buttati fuori dal partito per due anni Francesco Serra, Patrizia Frittelli, Mario Quintarelli, Massimo Cappetti, Patrizia Prosperoni, Andrea Cutigni, Domenico Baldini e Bruno Vincenti. 

Messi fuori, per due anni, dalla commissione di garanzia dell’Unione Regionale del Pd Lazio. Un pronunciamento arrivato in queste ore e innescato dal ricorso presentato dalla segretaria dell’Unione comunale Pd Martina Minchella. 

Le motivazioni: “Alle ultime elezioni comunali il Partito Democratico si è presentato con il proprio simbolo e con la lista approvata dai competenti organismo di partito. Gli iscritti Francesco Serra … (e gli altri già indicati n.d.r.) risultano essersi candidati non autorizzati, Serra come sindaco e gli altri come consiglieri, in una lista contrapposta a quella del Pd, contravvenendo allo statuto nazionale Pd”.

Il ricorso Minchella è stato accolto all’unanimità. Si aggiunge così un nuovo capitolo alla storia recente di sofferenza e colata a picco dei dem nel comune capoluogo. L’espulsione, una volta presentato il ricorso, si configurava come un atto dovuto. Un po’ masochista ma la scelta è apparsa obbligata. 

E così la sinistra cittadina continua a grandi falcate il proprio cammino verso l’irrilevanza. Dopo aver perso le elezioni politiche, fatto una figura terribile alle consultazioni comunali nel capoluogo l’unica luce possibile rimasta sembra essere quella del consigliere regionale Enrico Panunzi e dell’assessore regionale alle Politiche Sociali Alessandra Troncarelli. 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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