Francesco Bigiotti: “Ecco chi sono e cosa intendo fare alla Regione Lazio”
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Francesco Bigiotti, in corsa per la Regione Lazio, si racconta rispondendo a tre semplici domande. Candidato con la Lista Civica Zingaretti punta a portare in Regione la visione che lo ha condotto ad accendere dal suo comune di Bagnoregio un faro importante su tutta la provincia sulla possibilità concreta di uno sviluppo turistico del territorio.

Francesco Bigiotti, in corsa per la Regione Lazio alle prossime elezioni del 4 marzo, si racconta rispondendo a tre semplici domande. Candidato con la Lista Civica Zingaretti punta a portare in Regione la visione che lo ha condotto ad accendere dal suo comune di Bagnoregio un faro importante su tutta la provincia sulla possibilità concreta di uno sviluppo turistico del territorio.

 

A chi mi rivolgo? A chi crede che costruire futuro sia possibile. A chi non accetta di piegarsi su se stesso, in attesa che accada chissà cosa e preferisce determinare i cambiamenti facendo le scelte migliori per sé e per i propri figli. A quei padri e quelle madri che sono in ansia per il futuro dei nostri ragazzi e sono convinti che nella Tuscia sia ancora possibile vivere bene, trovare un’occupazione dignitosa e giusti servizi. E credono che tutto ciò dipenda anche dalle scelte che come comunità andremo a fare. A partire dal momento del rinnovo di enti importanti come la Regione Lazio.

A chi crede nella forza del voto e a chi, come me, crede nel coraggio di cambiare le cose. A chi non si lascia trascinare dal fiume fangoso del pessimismo e guardando alla politica semplifica scioccamente: “Sono tutti uguali”. Nessuno è uguale agli altri. Avete in mano uno strumento potentissimo: il voto appunto; scegliete chi ha una visione e ha dimostrato di saper costruire sviluppo e innovazione.

Mi rivolgo ai ragazzi della Tuscia perché la mia candidatura serva ad aprire loro una strada. Abbiamo bisogno di mettere in gioco le nuove generazioni, in modo vero. E non nella maniera stantia e falsa con cui alcuni partiti politici sono soliti giocare. Mi rivolgo a chi ha voglia, ha fiducia, ha idee ed energia. Perché la strada sarà faticosa, il lavoro tanto, ma la posta in gioco è la più alta possibile: la qualità della vita di ognuno di noi e delle nostre comunità.

Chi sono? Sindaco di Bagnoregio, ideatore e sviluppatore di quello che viene definito da giornali nazionali e internazionali e da importanti personalità “modello Civita”. Classe 1962, felicemente sposato con Paola e padre di Alessandro, Carlo e Francesca. 

Professione Farmacista. Per me la politica è strumento fondamentale di intervento sulla realtà per migliorare la qualità della vita delle persone nei territori. Profondamente legato alla mia cara Teverina ho amministrato aprendo al mondo. Oggi il Comune da me guidato accoglie ogni anno 850mila turisti, il 50 per cento dei quali provenienti da Nord Europa e Paesi dell’Est Asiatico (Cina, Giappone, Corea).

Da sindaco ho concretizzato un vero sviluppo turistico, attraverso la costruzione di un’importante rete di relazioni a tutti i livelli e a un utilizzo strategico della comunicazione. Mi candido alla Regione Lazio con il sogno di lavorare per fare della Tuscia “il giardino d’Italia”. Il motto che ho scelto per l’importante sfida elettorale: “Il coraggio di cambiare le cose”; parla chiaro sulla missione che ho in mente.

Perché mi devi votare? Invito a fare una riflessione. Avete visto in questi anni nascere una specie di miracolo in un piccolo paese di poco più di tremila anime. La mia Bagnoregio. Vi dico che non c’è niente di miracoloso, che a fare la differenza è stata la visione, la consapevolezza di quello che abbiamo, la capacità di raccontarlo al mondo e la voglia di immaginare, di sognare, di prenderci un futuro diverso da quello che sembrava scritto.

Deve votarmi chi crede che quello spirito, quella mentalità che abbiamo dimostrato esistere, possa coinvolgere l’intera Tuscia. Comune dopo comune. Persona dopo persona. C’è bisogno di professionalità del turismo, di bravi imprenditori, di cuochi, pasticcieri, artigiani, comunicatori, agricoltori, allevatori, inventori, artisti e sognatori.
Un fiume, un’onda di persone chiamata a cambiare le cose. Il 4 marzo il tuo voto può fare tutto ciò. Il tuo voto può aprire un cammino, nel quale credo fermamente. Ci ho creduto a Bagnoregio e ho intenzione di portare questa mia fiducia alla Regione Lazio. Scrivetemi, contattatemi. Io ci sono.

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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