Francesco 800, in viaggio fino ai resti mortali del Santo
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Ottocento anni dalla morte di Francesco. Viaggio con questo pensiero. [...]

Sono 800 anni dalla morte di Francesco. Un uomo, un santo, che ha aperto delle porte importanti sulla vita. Ogni anno circa cinque milioni di persone si recano alla tomba nella basilica inferiore. Quest’anno saranno molti di più. Il mondo è in viaggio verso Assisi. Abbiamo scritto nei mesi scorsi e poi ancora giorni fa che anche Viterbo dovrebbe comprendere questo momento e diventarne parte. Se non fosse per il turismo, il denaro, tutto quello che potremmo definire “l’industria del santo”, almeno dovrebbe farlo per aprire riflessioni e idee e speranze.

Abbiamo scritto molto su La Fune – Il Giornale dei Viterbesi di questo legame possibile con Assisi. Non potevamo non andare lì. Abbiamo deciso di esserci, di vivere, di entrare in contatto e abbiamo incontrato Francesco. Un’esperienza personale fortissima, che abbiamo deciso di condividere. Convinti che questo racconto possa sostenere pensieri, idee, possibilità. Non per nostri meriti, ovviamente, ma per la profondità di quanto abbiamo vissuto. 

ASSISI – Il viaggio ad Assisi per me è come tornare a casa. Tra queste colline ho trascorso anni della mia vita e ad Assisi arrivavo in dieci minuti di treno da Fontivegge, anche solo per cambiare aria. Mentre guido su una superstrada eternamente “scassata” penso a questo. All’aria da cambiare. Ad Assisi non si viene, dicono quelli che credono, per chiedere grazie o miracoli. Ad Assisi si viene per cambiare vita. Sarà che io c’ero quando Francesco si è spogliato di tutto davanti al vescovo … No, non sono impazzito, sto dicendo davvero. Seppure nella finzione del film della Cavani, dove ho fatto la comparsa anni fa, io quella scena l’ho vissuta davvero. Ero un mercante, proprio alle spalle di Chiara e di Leone e di Rufino, quando neanche loro sapevano cosa sarebbero diventati.

Ottocento anni dalla morte di Francesco. Viaggio con questo pensiero. Certo che ottocento anni sono parecchi. L’appuntamento è per le 12.40, entrerò con il gruppo dei polacchi. L’unico rimasto libero a poche ore dall’apertura delle prenotazioni. Il corpo di San Francesco sarà visibile solo per un mese, dal 22 febbraio al 22 marzo. E’ un evento storico, sicuramente. Questa è storia.

Decido già che non farò foto nella basilica. Non credo sia proprio vietato ma i frati ci hanno mandato un vademecum di comportamento e consigliano di vivere l’incontro senza smartphone. La decisione è quindi di pubblicare foto ufficiali che possano supportare il racconto. Almeno per i momenti dentro la basilica inferiore.

Mi fermo a Santa Maria degli Angeli. Una chiesa grandissima, si potrebbe pensare da fuori. Ma non è così. Questo è un luogo che sovverte le leggi della fisica a cui siamo abituati. Dentro la chiesa che si vede da fuori c’è ne è una ancora più grande. Come è possibile? Andateci. La chiamano Porziuncola. Qui visse Francesco, qui accadde molto. Intorno c’è il mondo. Tante lingue diverse. Veli di diverso colore e sfumature, frati in ogni dove. Anziani, adulti, bambini. Pellegrini. Una suora porta ai piedi delle Gazzelle dell’Adidas marroni, come le allodole tanto amate dal santo. Nella testa tutto quello che so su Francesco. Ho studiato, ci siamo preparati per essere qui. Forse per questo ho così tanto voluto esserci da “escogitare” una visita con il gruppo dei polacchi. Che poi i polacchi mi stanno anche simpatici, c’entrano tanto con questa visita. Mi sembra quasi siano un segno. Mi fanno venire in mente padre Kolbe, che nei campi di sterminio dei nazisti (perché che i nazisti abbiano sterminato abbiamo il dovere di non dimenticarlo) diede la vita per un padre polacco. Mi vengono in mente le sue parole “solo l’amore crea”. Poteva averle dette anche Francesco. Anzi, probabilmente Kolbe ricalca Francesco mentre muore di fame al posto di un altro.

La Porziuncola è lì. Qui tutto nasce, mi dico. Conto le sedute: poche unità. Ritorno con la mente a una visita di diversi anni prima a Greccio, quando scoprendo il capitolo dove Francesco stava con i suoi rimasi colpito dai pochi posti a sedere. “Quindi tutto questo casino l’hanno fatto in quattro gatti”, ricordo che pensai. Persone entrano e si buttano in ginocchio. Pregano tutti. Dio? Non lo so. Di sicuro l’immensa bellezza di Francesco, delle azioni di Francesco, dell’amore di Francesco. Che poi se lo chiami Dio alla fine difficilmente dovresti sbagliare.

Il passaggio nel luogo dove il santo morì dura mezzo secondo. La fila è imponente e il frate che regola il tutto non perde un colpo. Terra, cenere. Qui finì a 44 anni, la mia stessa età, quest’uomo di cui tutti a 800 anni di distanza vogliono sapere. Il serpentone nel convento della Porziuncola è un abbraccio con il mondo. Ogni punto è un rimando. Nel giardino le rose senza spine e al centro una statua in bronzo che raffigura Francesco e un agnello. Sì anche l’agnello è esistito davvero, almeno fino a quando il santo non lo donò a una sua amica che lui volle chiamare Frate Jacopa. La stessa che arrivò qui alla Porziuncola, con Francesco in punto di morte, per portare il saio funebre, le candele e i mostaccioli. Sulla testa di Francesco c’è una colomba. Non è scolpita, è vera e sta lì. Sotto gli occhi un po’ commossi di tutti.

Incontriamo una giara lasciata da papa Francesco, con dentro messaggi di giovani che parlano di nuovi modelli economici possibili. Dopo 800 anni Francesco ispira l’economia che verrà. Incredibile davvero. Uscito dalla Porziuncola inizia l’attesa. Alle dodici il check. “Ma è in polacco!”, dice l’addetto. Lo guardo e sono sincero: “questo c’era!”. Alza le mani e mi fa passare. Metal detector passato, più o meno liscio, e mi siedo tra i miei “connazionali” di avventura. Arriva un frate che saluta (in polacco, naturalmente) e chiede la provenienza. Rimango in silenzio.

L’ingresso alla basilica inferiore stringe la gola. Tutti seduti ascoltiamo il frate, naturalmente non capisco niente ma sicuramente starà raccontando qualcosa di Francesco scritta da Tommaso da Celano. Tutti in piedi, si va. Il percorso che porta al corpo del santo viene fatto fare lungo una serpentina. Serve a non farti correre dove vorresti ma anche a prepararti. Ho visto almeno una trentina di volte gli affreschi della basilica di Assisi. Mai come oggi. Poi non vedo più niente. Il cuore batte di più. Sparisce tutto. Sono davanti a Francesco. Non c’è niente da capire, c’è l’essere qui. Funziona come un’apnea. Come un tuffo nel mare profondo. Vai giù, neanche ti chiedi se tornerai su poi. La poca cosa (cenere e ossa) che sta lì nella teca. L’immensità di questa poca cosa. Fa lo stesso effetto della Porziuncola, contenuta nella chiesa di Santa Maria degli Angeli ma mille volte più grande.

Un tempo piccolo immenso. Poi riemergi. Sono davanti alla cappella di San Nicola, quella che contiene il saio di Francesco. Penso alle reliquie del santo e al corno donato dal sultano in Terra Santa che ancora oggi i frati suonano quando arrivano in visita personalità del mondo islamico. Sì perché ad Assisi vengono tutti. Vengono a incontrare, a parlare, ad ascoltare Francesco. A essere con lui. Una suora mi dona un santino con raffigurato il santo in abito d’oro. Una rappresentazione bella di Cimabue. Con il gruppo dei polacchi è il tempo di una preghiera. Non capisco una parola eppure li comprendo. Sorrido quando un frate, piuttosto rubicondo, ci benedice con l’acqua santa gettandocene addosso grandi quantità. Forse da loro si usa così o vuole regalare un momento di allegrezza. Anche questo è incontrare Francesco.

Non finisce qui. I frati di Assisi regalano a tutti un seme di grano. “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo: se invece muore, produce molto frutto”. E’ dal Vangelo di Giovanni, sappiamo che fosse il preferito di Francesco. Morì a 44 anni. Cambiò la sua vita. La sua vita ha cambiato il mondo. A ottocento anni di distanza tutto questo è ancora vero. Crediamo lo rimarrà fino all’ultimo chicco di grano sulla Terra.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
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