
Forza Italia è come la tela di Penelope. Di giorno una parte del partito costruisce e di notte l’altra smonta, poi si invertono i ruoli e il gioco continua così. Tutto senza soluzione di continuità. A Giovanni Arena il ruolo difficile di coordinatore cittadino del partito.
L’intenzione è di costruire il futuro, puntando sulla formazione di una nuova classe dirigente. Ma è difficile progettare un domani senza tenere conto del passato e del presente. E proprio in questi si annida il maggior elemento di difficoltà locale del partito azzurro: lo scontro, mai sanato, tra Giulio Marini e Francesco Battistoni.
Tra i due big berlusconiani in terra di Tuscia, un tempo molto amici, oggi i rapporti non sono dei migliori. E questo ha pesato molto negli ultimi trascorsi della Forza Italia viterbese. Aggravando la già difficile situazione derivata dalla crisi nazionale della forza politica.
L’Arena della discordia e l’occasione mancata del congresso
La nomina, firmata dal regionale Claudio Fazzone, di Giovanni Arena a coordinatore di Forza Italia per la città di Viterbo rappresenta più che una ripartenza degli azzurri sul territorio etrusco un’ulteriore fattore di crisi. Lo testimoniano le dichiarazioni rilasciate in questi giorni dal capogruppo forzista a Palazzo dei Priori Claudio Ubertini: “Ora Tajani ha dato le chiavi del partito viterbese a Battistoni e questo spinge verso la fuga chi è invece vicino a Marini. Il rammarico è che i vertici non hanno avuto la volontà di ricomporre a tavolino la situazione. In questo contesto è chiaro che Battistoni è più forte, perché è il portaborse di Tajani e incide diversamente. Ma queste logiche sono deleterie, i fatti lo dimostrano”.
E il passaggio di chiavi di cui parla Ubertini sarebbe avvenuto proprio con la nomina di Arena, considerato in questo momento vicino a Battistoni. I “mariniani” lamentano questa impostazione e rivendicano l’opportunità di un congresso, per misurarsi sul territorio in maniera democratica. Lo dice bene Marini: “Con un congresso nei comuni e poi a livello provinciale si potevano gettare le basi per una ripartenza. Sarebbe stato un congresso non di scontro ma da pareggio e lì sarebbero maturate le condizioni per una ricomposizione”.
I “mariniani” guardano con disinteresse
Giulio Marini smentisce categoricamente le voci che lo vorrebbero prossimo a un passaggio con la Lega. Ed effettivamente per quello che è stato un pezzo da novanta della Forza Italia viterbese l’uscita suonerebbe come una sconfitta. Rimarrà dentro, spingendo per un congresso. Solo in questo modo può cercare, probabilmente riuscendoci, di riequilibrare i rapporti di forza con Battistoni. Quest’ultimo è invece l’uomo forte, grazie alle coperture dall’alto di cui dispone, e punta a ricostruire un partito magari senza Marini. La strategia nella sua prospettiva più verosimile è quella di mettere all’angolo l’avversario interno. Talmente tanto all’angolo da farlo di fatto uscire dal partito senza che questo avvenga nella forma.
E in questa prospettiva vanno inquadrate le dichiarazioni di Marini che parlano di uno sguardo su Forza Italia con disinteresse.
E se uno è disinteressato non crede in un progetto, non lavora, non zappa l’orto del consenso. Diventa quindi difficile pensare di rimettere in piedi un partito forte territorialmente, anche perché la nuova classe dirigente auspicata da Arena difficilmente sorgerà dalla sera alla mattina. Forza Italia infatti è sempre stata un partito di plastica, poco interessato alla formazione di nuove leve e al rinnovamento (come gli altri partiti in genere, a onor del vero). Ora questo non può venire fuori con un colpo di bacchetta da parte di Arena. La guerra continua tra Marini e Battistoni quindi rischia di fare diventare ancora più piccolo un partito ridotto a essere già piccolo di suo, in questa fase storica.
Contardo e Bartoletti pronti al grande salto in Lega
Circolano con sempre maggiore insistenza le voci di passaggi imminenti nella Lega, rappresentata a Viterbo da Umberto Fusco, di ex forzisti e ambienti affini. I nomi che circolano con maggiore insistenza sono quelli di Enrico Contardo e Giovanni Bartoletti. Anche se nel calderone sono finiti anche altri, tipo Vittorio Galati.
Arena: ostetrica o becchino?
Passa per Giovanni Arena il destino della Forza Italia viterbese. Uomo mite, capace di costruire ponti e corridoi di dialogo. Il destino di Forza Italia a livello territoriale è davvero nelle sue mani. Se riuscirà a essere uomo sopra le parti, pur essendo espressione di una parte, potrà essere l’ostetrica della rinascita forzista. Se si lascerà schiacciare nello scontro Battistoni-Marini ne sarà il becchino. Buona l’idea di puntare su una nuova classe dirigente, ma non è roba che cresce dalla sera alla mattina e il passato del partito non è stato spazzato via, come accadde ad altri giganti con Tangentopoli, ma è lì, col coltello tra i denti.


















