

VITERBO – C’è un esercizio che chi fa politica dovrebbe rispolverare più spesso: l’osservazione delle costellazioni. Non quelle del cielo, sia chiaro, ma quelle che si muovono dentro e intorno ai partiti. Guardando oggi a Forza Italia, la mappa è chiarissima. Esistono, visibili a occhio nudo, tre tipologie di uomini – e di donne – che ne abitano lo spazio: gli uomini del passato, quelli del presente e, infine, quelli del futuro.
Il punto, la vera linea di faglia che ci separa dalla polveriera elettorale del 2027, sta tutto qui: pochissimi tra gli uomini del passato riusciranno a traghettarsi verso quella scadenza; qualcuno del presente ce la farà, ma il grosso delle file sarà inevitabilmente riempito dagli uomini del futuro.
E no, non cercateli oggi tra i corridoi o dalle parti della sede di Piazza della Rocca a Viterbo. Semplicemente perché lì, ancora, non ci sono mai andati. Sono quelli che ci stanno pensando, quelli a cui squillerà il telefono nei prossimi mesi. Altri, invece, saranno folgorati sulla via di Damasco o, più pragmaticamente, su quella del grande classico dell’opportunismo politico.
Molti degli “uomini del passato” non ci saranno. E non per mancanza di qualità, anzi. Molti di loro hanno spessore e storia. Non ci saranno perché non sapranno comprendere i tempi che cambiano, sbagliando la postura minima necessaria per restare in sella. Una sorte che, statene certi, colpirà anche diversi “uomini del presente”, convinti che basti l’inerzia del quotidiano per sopravvivere.
La questione di fondo è tanto semplice quanto cruciale: la Forza Italia di Silvio Berlusconi non esiste più, ma in qualche modo, per far esistere un partito forte come quello, bisogna ripartire proprio da Berlusconi. Con una consapevolezza in più, tutta figlia della realpolitik: a questo giro di storia occorre compensare la riduzione di peso specifico del leader nazionale con gregari di maggiore qualità sul territorio. Se a Roma sono “caduti” i colonnelli storici, dopotutto, c’è un ragionamento di fondo che è esattamente identico a questo che stiamo snocciolando.
Tornano in mente le parole del sindacalista Luciano Lama e il suo celebre discorso sugli “uomini-pesca” e gli “uomini-noce”. I primi, morbidi fuori ma dal cuore duro; i secondi, rigidi nella scorza ma fragili all’interno. I forzisti “pesca” hanno oggi molte più possibilità di fare carriera politica dei forzisti “noce”. Perché a fare la differenza, in questa nuova fase, sarà quanto sei liberale vero, quanto pesi in termini di consenso e quanto sei sostanza rispetto all’apparenza.
Insomma, per stare dentro la Forza Italia che sta per venire non basterà più sapersi fare il nodo alla cravatta, sedersi agli incontri più o meno ufficiali e restare disciplinatamente in fondo alla sala a fare presenza. Conterà meno il colore della cravatta (che per l’estetica azzurra conterà comunque sempre) e molto di più il peso delle parole pronunciate e le idee che si scelgono di rappresentare.
Non verrà più Silvio ad “alzarti” la mano sul palco e farti vincere per interposta persona. Ora, per vincere, servirà essere un po’ Silvio da soli. Chi peggio e chi meglio, ma con le proprie gambe.
















