Fontane monumentali, Ricci: "Rischiamo di essere tutti colpevoli della perdita di un patrimonio"
Ricci-Alvaro
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VITERBO – Cinquecentomila euro da mettere sul tavolo subito, senza esitazione. Questa la puntata richiesta a Palazzo dei Priori, pena perdere i gioielli della città: le fontane monumentali. 

VITERBO – Cinquecentomila euro da mettere sul tavolo subito, senza esitazione. Questa la puntata richiesta a Palazzo dei Priori, pena perdere i gioielli della città: le fontane monumentali. 

A lanciare l’allarme è il capogruppo Pd Alvaro ricci. Il suo ragionamento è chiaro: “O si interviene e si sistemano le cose in tempi rapidi o rischiamo di essere tutti colpevoli della perdita di un patrimonio. E guardate che se si sgretola un fregio o si stacca un pezzo non è che si può tornare indietro”.

Parla alla città ma soprattutto al sindaco Arena e alla sua maggioranza l’ex assessore della giunta Michelini e oggi consigliere d’opposizione. 

Da due anni il consigliere democratico ha avanzato una proposta chiara in sede di discussione bilancio: 500mila euro per il restauro e il rilancio delle fontane. Nel 2019 mise nero su bianco un emendamento dal destino infausto: bocciato. Nel 2020 tentò di sollevare la questione in sede di dibattito ma decise di gettare la spugna. Non arrivò neanche a presentare l’emendamento perché aveva capito non ci fosse trippa per gatti. 

Le fontane storiche sono undici, tra centro e frazioni. Sono diventate bianche e bisognerebbe capire cosa sta accadendo al peperino di cui sono fatte. Hanno tanti problemi di sgretolamento dei decori e degli elementi che le compongono. 

I 500mila euro in realtà non sarebbero introvabili, anzi. Con il venire meno del vincolo del patto di stabilità i comuni hanno ottenuto una maggiore facilità e possibilità di spesa attraverso la contrazione di mutui. Inoltre ogni anno Palazzo dei Priori incassa circa 400mila euro dall’imposta di soggiorno. Una cifra che è continuata ad arrivare nelle casse di via Ascenzi nonostante la mancanza di turisti grazie al fondo di perequazione costituito dal governo.

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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