Fontana del Boia, la lunga strada verso la monnezza

VITERBO- Una passeggiata nel verde diventa un vero e proprio incubo.
Inviateci le vostre foto, aiutateci a portare alla luce quanto degrado esiste in città. Sistemiamo insieme le cose
VITERBO- Strada dietro la facoltà di lingue, quella che porta alla Fontana del Boia. Dove il boia in questo caso è colui (e coloro) che hanno riempito questa zona verde di immondizia di ogni genere.
L’idea di una passeggiata nel verde, lontano dalle macchine e dal tran tran quotidiano, rischia di diventare un vero e proprio incubo al profumo di immondizia e cibo putrido.
Niente fiori o spazi verdi ma materassi, sacchi di plastica avvinghiati alle liane che ricoprono il sentiero, bottiglie, forni, televisori, culle per bambini, passeggini, stecche di legni, reti di materassi. L’apocalisse.
Chi ha abbandonato qui questi rifiuti? Chi glielo ha permesso? Chi non ha bonificato la zona e ripulito la strada?
Parlano le vostre foto.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.


















