Fiocco Rosa - Ecco Erinna, faccia a faccia con Anna Maghi e Valentina Bruno
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Nasce una nuova rubrica ed è tutta dedicata alle donne. E anche agli uomini che vogliono imparare a conoscerle. Oggi conosciamo le Donne dell'Associazione Erinna, Anna Maghi e Valentina Bruno e anche tutte coloro che si occupano di violenza verso le donne

Non fatevi ingannare dal nome di questa nuova rubrica. Non parliamo di nascite, di demografia femminile, di sanità o di consigli per gli acquisti per neo genitori. Parliamo di donne.

Piccole grandi, giovani, meno giovani, dello sport, dell’imprenditoria, della politica, dello spettacolo e del sociale. Donne che tutti i giorni riescono a portare a termine i loro progetti, la loro quotidianità, il proprio lavoro. Questa nuova rubrica, che oggi inauguriamo, ha l’intento di scoprire il mondo femminile di Viterbo e provincia, quel mondo che, a volte, silenziosamente, lavora sodo e da smalto alla nostra città.

In questi ultime settimane, ci sono state due donne, ma tante altre dietro di loro, che hanno gridato alla comunità il loro bisogno di essere ascoltate e capite. Sono le Donne dell’Associazione Erinna, Anna Maghi e Valentina Bruno. La loro attività nell’aiuto alle donne vittime di violenza, è uno degli esempi più belli di come il lavoro, e la grinta, femminile, siano la parte sana del vivere civile. Il sogno di una Casa Rifugio per donne e bambini vittime di violenza, lo sportello per tutte le ragazze bisognose di aiuto, le tante attività contro la violenza sulle donne, questi sono i progetti di Erinna. Progetti a volta naufragati, non per colpa della loro volontà. 

Abbiamo incontrato Anna e Valentina, le abbiamo posto delle domande per conoscere il mondo di Erinna, hanno infranto le loro regole e, con gentile tempismo e passione, ci hanno aiutato a scoprire quello che fanno.

Anna Maghi e Valentina Bruno, siete voi l’anima di Erinna ormai da diverso tempo. Quando avete abbracciato questa causa e scelto di schierarvi dalla parte delle donne?

“Crediamo che non ci sia una data, crediamo di essere schierate dalla nostra parte da quando siamo nate. Nel crescere, l’esperienza vissuta attraverso il nostro essere genere differente negli ambiti della società, nella lotta politica studentesca e militante, nel lavoro, nella relazione di coppia ci ha portato a farne un terreno di studio, di contrasto al ridurre le donne a cittadine di seconda classe. Da qui all’elaborazione sulle origini della violenza e a decidere di contrastarla apertamente, pubblicamente e concretamente il passo è stato consequenziale. Ovviamente avendo età differenti ed essendo vissute in epoche diverse abbiamo esperienze differenti ma con la stessa matrice.”

Quanto c’è bisogno di un centro antiviolenza nella nostra città e nel nostro territorio?

“Non sappiamo, noi lo abbiamo creato, istituito. Alla luce di quanto accade oggi ci sembra che il bisogno non ci sia. Noi che abbiamo questa esperienza da vent’anni sappiamo quanto sia servito, il Centro Erinna non è stato un Centro purché sia, è stato un luogo che ha offerto spazi di libertà e di ricostruzione di sé. Non è semplice cogliere la differenza tra questo e uno sportello istituzionale più o meno asettico, chi ha varcato la soglia del nostro Centro questa differenza l’ha colta subito.”

Chi sono le “donne di Erinna”?

“Sono donne ribelli, teneramente ribelli, determinate, combattive, resistenti, di diverse professioni, studiose, madri, nonne, invidiabili compagne.”

Casa rifugio, raccontateci questo sogno e come purtroppo si è infranto.

“Sì, abbiamo voluto fare il salto e gestire la casa rifugio, l’abbiamo costruita a misura di accogliente familiarità, le abbiamo creato spazi di vita vitale, l’abbiamo colorata, l’abbiamo amata. Non è questo che le istituzioni intendono. Per noi non è stato offrire un pasto e un letto a che era in difficoltà. È questo che intendono le istituzioni. Ci hanno lasciate sole, senza sostegno economico, a gestire una questione molto complessa, non potevamo farcela. È stato molto faticoso.  Questa bella e irripetibile esperienza è stata buttata via. È stato molto doloroso.”

Di chi è stata la “colpa”?

“La colpa è del governo che non ha più emesso bandi dal 2011, se non nel 2016 – ci pare, perché non abbiamo voluto partecipare -; della regione che non ha riconosciuto il centro antiviolenza a Viterbo e neanche la casa rifugio a indirizzo protetto, con dentro donne e bambine. Altre istituzioni? Tante chiacchiere, a volte neanche quelle, nessuna responsabilità politica rispetto alle donne in difficoltà dei propri territori.”

Quante donne avete aiutato presso la Casa Rifugio?

“In casa rifugio abbiamo ospitato sette donne e sei tra bambine e bambini.”

Quali sono le attività che adesso portate avanti?

“Ora Erinna cambia veste. Ci stiamo riorganizzando in base alle ore che ogni volontaria decide di dedicare, o di poter dedicare, a Erinna nella settimana e distribuire queste ore tra le varie attività che teniamo in piedi e quelle nuove che dovremmo attivare. Ci sono delle attività che possiamo gestire in volontariato (ad esempio organizzazione di eventi, seminari, giornate studio), altre per cui dobbiamo trovare sostegno economico, ad esempio il laboratorio-scuola di lingua italiana per le donne migranti. Per le donne che lo chiederanno saremo disponibili al colloquio e a dare le informazioni che il caso richiede, inviandole agli enti pubblici preposti.”

Come vi sostentate?

“Al momento abbiamo presentato due piccoli progetti a enti privati per garantire delle attività che riteniamo importanti, poi si vedrà. Abbiamo pensato di dare possibilità di donazione ai/lle visitatori/trici della nostra pagina face book e del nuovo sito – che stiamo allestendo; del resto ogni mese ci sono delle spese vive da sostenere.”

Perché, secondo la vostra esperienza, il fenomeno della violenza sulle donne è così cresciuto negli ultimi anni?

“Più che cresciuto, è uscito allo scoperto. Per la nostra esperienza territoriale i numeri sono sempre costanti. Può esserci un aumento dell’emersione quando c’è una autorevole pubblicità mediatica – più che i serial televisivi -, ma non si discosta dalla tendenza “normale”.”

44 donne uccise nei primi 6 mesi del 2018. Come è possibile?

“Come abbiamo detto “se ne parla”. Si parla, ma non si agisce correttamente. Gli uccisori godono di impunità, mettiamoci anche e soprattutto gli uccisori delle anime, delle soggettività – quando il sangue non si vede. C’è un’intensificazione di violenza a tutto tondo, è una società violenta e nella scala dei valori quale gradino occupa ancora la donna? Figuriamoci se c’è scrupolo nei suoi confronti, quando i violenti sanno che possono – più o meno – fare quello che vogliono. Spesso nei reportage di cronaca sentiamo raccontare di quante volte la predestinata è andata a denunciare … e allora di cosa parliamo? Vogliamo parlare della nuova proposta di legge del deputato Pillon su separazione e affido condiviso? “mediazione obbligatoria”, sappiamo cosa significa in una separazione dovuta alla violenza? Già ora, nella maggior parte dei casi, per ignavia, per superficialità, per disinteresse, per convinzione, per ignoranza, per tenere il potere la politica, le lobby, le istituzioni, la lungaggine della giustizia lasciano la donna in mano al carnefice, mettiamoci pure un decreto legge a sentenziare … ci mancava. Le donne devono ri/prendersi la parola.”

Quali sono i rapporti con le istituzioni dopo gli ultimi fatti?

“Le istituzioni sono sorprendenti. Dopo il nostro ritiro dall’impegno di partenariato con il comune di Viterbo, abbiamo ricevuto testimonianza di sgomento e abbiamo incontrato solo il sindaco e la rappresentanza del comune di Oriolo e  delle esponenti di Viterbo Venti Venti. Abbiamo ricevuto un paio di telefonate dalla segreteria dell’assessora regionale e la Regione ci ha inviato per conoscenza la missiva al comune di Viterbo.Noi abbiamo deciso di non avere più alcuna collaborazione inclusiva con le istituzioni, a qualsiasi livello e da questa presa di posizione scaturisce la nuova veste di Erinna.”

Questo clamore mediatico, secondo voi, è un bene oppure no quando si parla di violenza sulle donne?

“Pensiamo sia negativo. Le donne sono spaventate, lui minaccia di fare come hanno visto fare in TV. L’emulazione è sempre da considerare. Si insiste troppo e c’è assuefazione, poi quando passerà di moda ci sarà il silenzio. Non c’è mai una via di mezzo.”

Come si riconosce chi ha bisogno di aiuto, ma ha paura a chiederlo?

“È difficile, le donne nascondono bene. Non sempre i segni lasciati sono visibili – “faceva caldo ma io portavo le maniche lunghe…” -. Gli occhi sono uno specchio per chi sa leggere.”

Viterbo è pronta ad una attività capillare come la vostra?

“È il dubbio che abbiamo esplicitato all’inizio, ci pare non lo sia neanche di fronte ad una realtà vista, documentata. Noi abbiamo vissuto tra l’ostilità politica e sociale, maschile e femminile, e l’ammirazione da parte di chi ci ha conosciuto e ci conosce; questa roba non ha bisogno di fan, ha bisogno di una reale assunzione di responsabilità politica, a questo Viterbo non è ancora pronta. Del resto non si tratta solo di Viterbo, intorno alla violenza sulle donne e sui/lle bambini/e c’è omertà, c’è vergogna, c’è desiderio di difendere l’idea di compagno, marito, padre, di clan familiare. Non uscire da tutto questo significa non liberarsi culturalmente della violenza. ”

Questa rubrica si chiama “Fiocco Rosa”. Regalateci un pensiero da donne per le donne.

“Fierezza, dignità, indipendenza, capacità d’amore, soprattutto per se stesse o senza dimenticare se stesse.”

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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