Finestre chiuse fino a 500 metri d'ala di Agraria incendiata. Chi era nel raggio di un chilometro dovrà ora pulire balconi e finestre e cambiare i filtri dei condizionatori
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Questo è quanto disposto dall'ultima ordinanza sindacale che di fatto ha ridotto l'area di valenza delle restrizioni rese necessarie dal devastante incendio che ha interessato un'ala della Facoltà di Agraria in via San Camillo de Lellis.

La foto indica l’area compresa dentro il raggio di un chilometro, oggetto della prima ordinanza.

VITERBO – Sarà possibile tornare ad aprire le finestre per chi si trova tra i 500 metri e il chilometro dall’epicentro dell’incendio di Agraria. Tutto chiuso invece per chi sta dentro i 500 metri per la presenza nell’aria di diossine. Chi sta nella “fascia tornata libera” dovrà però adottare tutta una serie di accortezze.

Eseguire un’accurata pulizia di balconi, davanzali, infissi e superfici esterne esposte; provvedere, prima della riattivazione degli impianti di climatizzazione, ventilazione e trattamento aria, a una pulizia approfondita e tecnicamente conforme alle indicazioni contenute nei manuali tecnici e nelle schede di manutenzione dei dispositivi, con sostituzione o bonifica dei filtri e verifica dell’integrità dei sistemi filtranti, al fine di evitare la reimmissione di particolato, polveri e residui contaminanti.

Questo è quanto disposto dall’ultima ordinanza sindacale che di fatto ha ridotto l’area di valenza delle restrizioni rese necessarie dal devastante incendio che ha interessato un’ala della Facoltà di Agraria in via San Camillo de Lellis. Al momento dell’incendio la prima ordinanza aveva fissato un’area con raggio di un chilometro dove fare valere delle restrizioni a tutela della salute dei cittadini.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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