Filippo Rossi: "Mi fate schifo. Mi dimetto da consigliere perché non voglio essere complice di una politica senza prospettive"
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Parole di Filippo Rossi, cuore di Viva Viterbo. Oggi il suo primo, e ultimo, giorno a Palazzo dei Priori. Lascerà subito i banchi dell'opposizione per lasciare il suo posto al primo dei non eletti della lista: Giacomo Barelli. E in questi giorni il numero uno del movimento non risparmia commenti attraverso i suoi profili social. 

“Non voglio vedere da vicino altri cinque anni di piccole cose, di piccoli uomini. Non voglio essere complice di una politica senza prospettive, senza utopia, senza obiettivi, senza coraggio. Non voglio nemmeno per sbaglio ascoltare ex vicesindaci del nulla e per il nulla fare la morale a nuovi arrivati che, almeno per ora, non mi sembra brillino per grandi traguardi. Parleranno, parleranno e parleranno ancora. Un’eco infinita della loro vacuità. E non voglio nemmeno ascoltare “politichetti rampantelli” che pensano davvero che la politica è “parlare con la gente”, è ascoltare “7564 persone”. Mi fate schifo”.

Parole di Filippo Rossi, cuore di Viva Viterbo. Oggi il suo primo, e ultimo, giorno a Palazzo dei Priori. Lascerà subito i banchi dell’opposizione per lasciare il suo posto al primo dei non eletti della lista: Giacomo Barelli. E in questi giorni il numero uno del movimento non risparmia commenti attraverso i suoi profili social. 

“La politica che sogno è quella eroica dei condottieri, non quella cagasotto del signorsì ai piccoli problemi di gente ancora più piccola. Mi dimetto perché ho perso ma non voglio arrendermi allo spirito del tempo. Voglio spostare il terreno della mia battaglia per la città – continua in un post lanciato su Facebook -. Qualche grillo parlante (già prevedo i nomi) alzerà il ditino facebookiano per criticare e dire che la mia battaglia bla bla bla bla dovrebbe essere là, che l’impegno con gli elettori bla bla…. commentatori compulsivi che se mettessero una manciata del loro tempo nell’organizzare qualcosa la città sarebbe già cambiata. Parole vuote in un contenitore d’aria. Questa città è morta. E solo un elettroshock potrebbe resuscitarla. E invece qui la piccolezza infinitesimale della politica locale si accontenta delle preghiere sulla tomba, un rito senza senso e senza speranza. Io, da parte mia, farò ancora qualche mese di battaglia corpo a corpo per Caffeina, per Viterbo. O la vita o la morte. Vincerò? Non lo so. Non sono molto fiducioso. Ma la battaglia va comunque fatta. A ogni sguardo vuoto, a ogni pacca sulle spalle senza decisioni conseguenti, la mia rabbia crescerà ancora di più. E la mia guerra contro l’inutilità e la stupidità si alzerà di livello. Se alla fine perderò anche qui, beh, in bocca al lupo a tutti: io mi dimetterò anche da viterbese”.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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