Filippo Rossi: "C'è un forte vento di cambiamento. Arriviamo al ballottaggio e una volta lì vinciamo. Arena? E' fuori tempo massimo, ha un'idea vecchia della politica"
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Filippo Rossi è in macchina quando lo raggiungiamo. Proviamo a parlarci da ore. "Riunione", "incontro", "San Martino" ... Non c'è verso. Richiama, si scusa. Acconsente di rispondere alle domande dell'intervista.

Filippo Rossi è in macchina quando lo raggiungiamo. Proviamo a parlarci da ore. “Riunione”, “incontro”, “San Martino” … Non c’è verso. Richiama, si scusa. Acconsente di rispondere alle domande dell’intervista.

E’ uno dei protagonisti di questa campagna elettorale. Se la gioca, perché a differenza di quello che qualcuno vorrebbe far credere la partita è davvero aperta. Tutto è possibile. Ecco cosa siamo riusciti a tirargli fuori in un frenetico pomeriggio di inizio campagna elettorale. 

 

Che città immagina dopo il voto del 10 giugno?

“L’inizio di una battaglia importante tra me e un altro candidato scelto dai viterbesi”

E dopo il voto del ballottaggio?

“Vede, queste elezioni passeranno alla storia di Viterbo. Ne sono convinto. Dopo il voto del ballottaggio vedo la vittoria della città e Filippo Rossi sindaco di tutti. Sento un clima di cambiamento molto forte. Un clima dove i cittadini stanno maturando uno strappo importante rispetto agli ultimi quaranta anni di vita della città”.

Perché Filippo Rossi dovrebbe essere considerato diverso dagli altri?

“Perché lo sono, sono diverso. Magari per qualcuno più antipatico, anche se non ritengo di esserlo. Rossi e tutti gli uomini e le donne che sono in lista con Viva Viterbo e Area Civica credono in qualcosa. Hanno un’idea di città e non è cosa da poco, è l’aspetto più importante. La politica se non costruisce, se non immagina un percorso verso il futuro non è politica. Rispetto gli altri candidati, come persone, ma non ritengo abbiano una visione della città. Noi vogliamo cambiare le cose, siamo dei sognatori. Ma non certo gente che si perde in parole, siamo dei guerrieri”.

Se vince Arena dove si va? E se vince Luisa Ciambella? E i Cinque Stelle?

“Se vince Arena si torna indietro. E’ fuori tempo massimo. Mi dispiace per lui … Recentemente mi è rimasta impressa una cosa che ha scritto su Facebook. Diceva che era giunto finalmente il momento per riportare il centrodestra alla vittoria. Un sindaco che vuole vincere per far vincere una parte della città rispetto a un’altra è vecchio. Ha una visione che sa di vecchio. Dove può portare la città? Io ho chiaro dove dobbiamo andare, tutti insieme. Mi dispiace per la persona ma Giovanni porterebbe indietro Viterbo.

La Ciambella invece lasciamola perdere, tanto non vince. E’ certo. Stessa cosa per il Movimento Cinque Stelle”. 

Cosa farebbe lei una volta eletto sindaco?

“Lavorerei giorno e notte per permettere ai viterbesi di riconquistare l’orgoglio per la propria città. Così come in questi anni, con tanti altri, ho lavorato con impegno per realizzare qualcosa e aprire nuove strade che hanno reso il nostro centro storico migliore, più bello e interessante. Capace di attirare turismo e muovere l’economia”.

Un personaggio dei fumetti a cui potrebbe somigliare Filippo Rossi da sindaco?

“Corto Maltese. Perché è un avventuriero e la politica è un’avventura straordinaria. Oggi sono il candidato sindaco di due liste civiche straordinarie e il civismo non è, come qualcuno pensa, l’antipolitica. Il civismo oggi è la politica con la P maiuscola. Serve una politica capace di mettere in cammino la città, con il coraggio delle scelte. Capace di farla ogni giorno nuova”. 

C’è chi l’accusa di conflitto di interessi per la storia di Caffeina, cosa ne pensa?

“L’ho detto e ribadito tante volte. Caffeina non è una creatura soltanto mia. Io sono il direttore artistico delle varie avventure che abbiamo sviluppato in questi anni. Se diventerò sindaco lascerò Caffeina in buone mani e da sindaco lavorerò per far nascere e crescere tante idee e progetti”.

Previsioni …

“La sensazione che possiamo farcela è forte, molto molto più forte di cinque anni fa. C’è grande consenso, grande voglia di discontinuità con le amministrazioni dei partiti. Ora l’obiettivo è arrivare al ballottaggio. Una volta lì vinciamo”. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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