Filiera della nocciola certificata nella Tuscia, è il primo caso in Italia
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RONCIGLIONE - Il riconoscimento ottenuto dalla Viconuts di Ronciglione per i requisiti di sostenibilità e qualità ambientale.

RONCIGLIONE – La società Viconuts di Ronciglione, industria di lavorazione delle nocciole di cui Cpn (Cooperativa Produttori Nocciole) è uno dei soci fondatori, ha ottenuto dalla società Dnv Gl, leader internazionale del settore, la certificazione della filiera della nocciola 100% italiana secondo gli standard della norma europea Iso 22005/2008.

La Viconuts ha sviluppato un progetto per dare vita ad un accordo tra produttori ed industria finalizzato a incrementare prima di tutto la sostenibilità ambientale della produzione di nocciole. È il primo progetto di questo tipo in Italia ad ottenere il riconoscimento dall’importante organismo di certificazione.

Con l’accordo di filiera, di cui Viconuts è capofila e Cpn partecipante con i propri soci, vengono stabiliti standard di sicurezza e qualità rigidi ed elevati per garantire al consumatore una nocciola rigorosamente italiana di alta qualità. Il disciplinare adottato verificato e certificato coinvolge tutto il processo dalla coltivazione alla raccolta, stoccaggio sgusciatura e lavorazione, crea una sinergia perfetta tra agricoltori ed industria. Va ad implementare, in modo ancor più stringente, il protocollo dell’Unione europea elaborato dalla Regione Lazio in materia di produzione integrata della nocciola.

Il progetto favorisce buone pratiche in grado di rispondere a esigenze molto sentite da tutta la società, quali la gestione del suolo, il risparmio di acqua e la riduzione dei fitofarmaci. Le nocciole coltivate dai soci della Cpn che partecipano al progetto e lavorate dalla Viconuts vanno a soddisfare tutte le esigenze dell’industria alimentare attraverso la varietà di prodotti quali nocciole sgusciate, crema di nocciole, granella di nocciole, nocciole caramellate e altri.

Cpn punta ad allargare la base di soci partecipanti alla filiera ed è ferma intenzione della stessa considerare questo solo un primo importantissimo passo visto che come ulteriore obiettivo si è posta quello di riuscire a sviluppare, in sinergia con tutto il mondo della ricerca una produzione ancora più rispettosa dell’ambiente.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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