
Festival delle Luci, tre avvisi di garanzia. La Guardia di Finanza ha concluso le indagini iniziate lo scorso aprile. Al centro il bando per l’affidamento del festival più chiacchierato della storia di Viterbo. Andò in scena durante le feste natalizie del 2013, promettendo mari e monti e regalando invece un risultato piuttosto “moscio” e deludente.
Tanto che oggi quando qualcuno realizza dei videomapping da qualche parte della città la battuta scontata è: “Proprio come il Festival delle luci”.
I tre indagati sarebbero, stando quanto trapelato, tre dipendenti comunali. Il reato contestato è l’abuso d’ufficio, relativamente alla ditta che vinse l’appalto. Ad aggiudicarsi la realizzazione del festival fu Audiotime, a scapito di Carramusa (unico concorrente).
L’anomalia è che Audiotime fece un’offerta da 70mila euro, mentre Carramusa 45mila. Il bando venne affidato ad Audiotime sostenendo che offriva più cose, peccato che non risultavano richieste nel capitolato d’appalto. Nello stesso Natale Carramusa perse anche il bando per l’allestimento della mostra su Sebastiano del Piombo, in quel caso perché la sua offerta risultò più cara di quella della concorrente.
Tutta la vicenda del Festival delle Luci sollevò una nuvola di polemiche. All’epoca era assessore alla Cultura Giacomo Barelli (Viva Viterbo) e Audiotime è uno dei soci di Caffeina. L’opposizione gridò al conflitto d’interessi. La città si divise e furono molte le polemiche, soprattutto alla luce dei risultati prodotti dal festival stesso. Un fallimento non più ripetuto. L’opposizione in Comune presentò un esposto. Da lì è partita l’inchiesta, che si è arricchita nel corso dei mesi di ulteriori elementi e testimonianze.
Ora i tre indagati hanno venti giorni di tempo hanno venti giorni di tempo per farsi interrogare o presentare le memorie difensive. Poi inizierà l’udienza preliminare.


















