Ferento, Mattioli è il Conte Tacchia
Mattioli
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Stasera a Ferento arriva il 'Conte Tacchia'. Un pezzo dell'antropologia romana rivive, grazie a Maurizio Mattioli.

Una ventata di buonumore romanesco al teatro romano di Ferento, questo mercoledì 5 agosto alle 21,15, per la cinquantesima stagione estiva organizzata dal Consorzio Teatro Tuscia, con il patrocinio della Regione Lazio e il supporto del Comune di Viterbo.

In scena ‘II Conte Tacchia’. La meravigliosa città di Roma, un personaggio esilarante, una storia avvincente, un cast di grandissimi artisti sono gli ingredienti della commedia musicale più divertente ed emozionante della stagione.

‘Il Conte Tacchia’ tratteggia con grande comicità e garbo una delle figure più celebri di Roma a cavallo tra l’800 e il 900. Adriano Bennicelli, detto il Conte Tacchia, con le sue rocambolesche avventure diverte ed emoziona. 
Eccezionale interpretazione, nel ruolo del Principe, di Maurizio Mattioli, più grande rappresentante della romanità dei nostri giorni che, dopo aver stupito il pubblico nei panni di Mastro Titta, è pronto a scrivere pagine di storia con questo nuovo personaggio.

Una favola ideata da uno degli autori più popolari del panorama teatrale, Toni Fornari. 
Venti canzoni originali, composte dal maestro Enrico Blatti, per raccontare un’epoca. 
Una regia energica e moderna, curata magistralmente dall’indiscusso maestro della commedia musicale italiana, Gino Landi. Lo spettacolo, per la sua magnificenza e il prestigio del teatro che lo ospita, vuol fungere da cassa di risonanza all’ormai sempre più noto e ricco di consensi da parte di molti artisti affermati, “progetto romanità”, ideato da Achille Mellini, direttore artistico del Teatro Tirso De Molina, che gioca ancora una volta il jolly con la stella del suo “vivaio”, il talentuoso Pietro Romano.

Progetto che ha come obiettivo primario custodire, difendere e divulgare le origini e l’evoluzione di una cultura millenaria, come quella romana.

La stagione teatrale, con la direzione artistica di Patrizia Natale, è sostenuta da Banca di Viterbo, Unindustria, Conad Ipermercato e AntennAdsl.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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