
di Matilda Massarenti
Buttando un occhio sul cartellone della prossima stagione di Ferento, parrebbe che gli impresari teatrali del nostro Stivale abbiano finalmente deciso di fare a meno dell’immorale tendenza che vedeva l’estate come una stagione in cui ostendere questo o quel nome televisivo o cinematografico (più o meno bollito, a seconda dei casi, per ragioni anagrafiche, alcoliche o chimiche) il quale, sbattutogli in tutta velocità un copione qualsiasi in mano all’ultimo istante, veniva issato sul palcoscenico confidando nella benignità di spettatori accorsi vuoi per vedere finalmente più o meno dal vivo la veneranda celebrità vuoi -i più cinici- per sincerarsi personalmente che questa sia ancora tra noi.
Se così non fosse, allora il cartellone estivo presentato recentemente in conferenza stampa è indubbiamente pieno e completo merito del Consorzio Teatro Tuscia. Se da un lato tornano puntuali, e non si vede perché mai non dovrebbero, i grandi classici dell’estate (i greci, i latini e, ovviamente, il Bardo) che sono per lo spettatore estivo sinonimo di teatro all’aperto quanto il familiare stabilimento balneare frequentato fin dai tempi dei nonni, dall’altro nel cartellone si insinuano la scrittura contemporanea -massimamente nello spazio Antiche Terme di cui parleremo a suo tempo- e una felicissima incursione nel mondo della stand-up comedy con Scifoni e Bizzarri, ossia gente che si è fatta le ossa in teatro per poi approdare sul piccolo schermo e non, come sovente e disgraziatamente accade, viceversa.
A Gigi Savoia l’onere di aprire il cartellone con “L’Avaro”, titolo che inganna lo spettatore avveduto il quale penserà di incontrare Moliére ma si ritroverà ad avere a che fare con “Aulularia” di Plauto nella bella traduzione di Roberto Lerici. Le note di sala chiariranno l’arcano spiegando che proprio dalla commedia plautina Moliére prese l’abbrivio per scrivere la sua opera. Savoia è teatrante intelligente e di scuola eduardiana, lo spettacolo è rodato dalla tournée invernale, non c’è ragione di dubitare del suo successo.
Il testimone plautino passa poi a Solfrizzi con “Anfitrione”, spettacolo pensato per l’estate che approda a Ferento alla sua terza recita. Solfrizzi, che dello spettacolo è anche regista, ha alle spalle una salda carriera di teatro “leggero” e immagino saprà ben districarsi in una commedia degli equivoci.
La porzione di cartellone dedicata ai greci e ai latini si chiude con “Elena” di Euripide, testo a lungo negletto dai nostri impresari fino alla fortunata edizione siracusana del 2019 che pare aver dato nuovo impulso a questa tragicommedia portata in scena a Ferento praticamente dall’intera famiglia Rigillo affiancata da Silvia Siravo.
La nave di “Amleto”, spettacolo con Branciaroli e Montanari che apre la stagione del teatro Romano di Verona, sbarca a Ferento, e si farebbe un torto al cast se ci si soffermasse a ragionare unicamente di Branciaroli (il quale si è saggiamente riservato un “cameo”) e non si dicesse di Sara Bertelà, Francesco Acquaroli e Gennaro di Biase che insieme a Montanari portano sulle spalle il peso della tragedia shakesperiana.
Coraggiosa, per una stagione estiva, la scelta di presentare i “sei personaggi” pirandelliani, certo non il testo ideale da godersi con in mano un sorbetto. Ci si augura che gli appassionati di teatro non manchino questa occasione visto che lo spettacolo funzionò benissimo quando fu presentato al Vittoria di Roma.
Dei due spettacoli di stand-up di Bizzarri e Scifoni si disse prima e non c’è ragione di dubitare dell’afflusso in sala ed è ugualmente certo che la serata di Crepet, indubbiamente non il sogno fatto realtà di un amante del teatro, non mancherà di attrarre un variegato pubblico come pure di soddisfare le esigenze di chi sia appassionato di messe laiche.
Interessante la proposta di Arianna Porcelli con “Fiabafobia“, uno spettacolo che ha il pregio di farci ridere di noi stessi esorcizzando le nostre paure. Lo è altrettanto la Prima Nazionale dello spettacolo di danza “La Fabbrica degli Angeli senza Tempo” su musiche di Nicola Porpora, che si propone di raccontare la disgraziata usanza papalina di castrare bambini per creare voci d’angelo traghettando la complessa era barocca fuori dall’immaginario collettivo che la relega ad architetture ricciolente e statue in perenne immota estasi.
Immancabile come la glassa di cioccolato su una Sacher ecco arrivare la “Vedova Allegra” di Lehàr a braccetto con il “Lago dei Cigni” e con il puntuale omaggio estivo a qualche scomparso genio della musica pop: quest’anno è il turno di Battisti, fortunatamente affidato alle amorose cure di “Canto Libero” che amici fidati ci assicurano essere la migliore band italiana dedicata al culto del cantautore di Poggio Bustone.
La stagione estiva è così servita, in un “all you can eat buffet” pronto a soddisfare gusti ed esigenze di ogni categoria di potenziali spettatori, impresa non di poco conto per un’impresario privato che, sebbene sostenuto da fondi ministeriali, regionali e comunali, potrebbe con ragione
preoccuparsi unicamente degli incassi e non, come il cartellone dimostra, sforzarsi di offrire un ventaglio di proposte culturalmente valide, ovviamente riservandosi com’è logico di strizzare qua e là l’occhio al botteghino. Congratulazioni.
Resterà da vedere se il pubblico viterbese, che nella vita quotidiana certo non pare spaventarsi all’idea di usare l’automobile anche per una percorrenza di cinquecento metri, vorrà mettersi in viaggio verso il teatro di Ferento dove, a differenza di quanto siamo costretti ad assistere,
impotenti, in certe situazioni cittadine, è invece assolutamente lecito parcheggiare la propria vettura comodamente a fianco della destinazione raggiunta.


















