Febbraio 1956, l'anno del nevone. Una foto di come era Viterbo in quei giorni

Vi proponiamo uno scatto di piazza della Rocca dell'epoca. Se hai vissuto quei giorni e vuoi regalare a tutti il tuo personale ricordo scrivici a info@lafune.eu
Chi c’era non lo dimenticherà mai. Correva l’anno 1956, il mese di febbraio e c’era il nevone. La Tuscia era ricoperta quasi ovunque da una coltre bianca altissima e il pensiero di quei giorni era riscaldare le case e spalare la neve.
Vi proponiamo uno scatto di piazza della Rocca dell’epoca. Se hai vissuto quei giorni e vuoi regalare a tutti il tuo personale ricordo scrivici a info@lafune.eu
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi


















