Fdi: "L'acqua ad Acea? Ci batteremo per una gestione pubblica"
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Fratelli d'Italia accende la discussione sull'intenzione, da parte della Regione Lazio, di arrivare a un gestore unico per l'acqua. Gestore, che a quanto dichiarato recentemente da Zingaretti, potrebbe essere il colosso romano Acea.
Luigi Buzzi, Fratelli d’Italia

Fratelli d’Italia interviene su una questione piuttosto delicata e destinata a far parlare molto di sé nei prossimi mesi: la gestione dell’acqua. A innescare il dibattito le recenti dichiarazioni del governatore del Lazio Nicola Zingaretti, che ha parlato del grande bisogno di capitali per mettere a posto il sistema idrico della Tuscia e dell’opportunità di guardare a una gestione unica regionale sotto le insegne di Acea. Per Fratelli d’Italia un’operazione da contrastare. A tal proposito hanno inviato un comunicato per accendere i riflettori sul tema.

IL COMUNICATO INVIATO DA FRATELLI D’ITALIA

Sono passati solo alcuni giorni da quando il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, comodamente seduto in poltrona, ospite di un evento viterbese, ha affrontato il problema acqua con questa affermazione: “La gestione idrica viterbese fa ridere (leggi Talete). Per rifarla servono 700 milioni di euro. O li mette un colosso o niente. E un colosso nel Lazio ce l’abbiamo, si chiama Acea, che sta già lavorando bene in Toscana, non bisogna avere paura delle privatizzazioni”.

Subito il sindaco Michelini non ha perso l’occasione per allinearsi al suo presidente affermando: “Una posizione, quella del presidente, che mi trova perfettamente d’accordo”.
Bene, fin qui le affermazioni, ora vediamo, però, cosa potrebbe significare “inglobare” Talete ad Acea, cercando di capire chi sia quest’ultima.
Acea è un gruppo il cui capitale è così suddiviso: il 51% Comune di Roma, il 17,32% dal mercato (leggasi privati), il 16,35% Gruppo Caltagirone, l’8,31% da Suez Env. Com. (Quota parte Francese), il 5% GDF Suez (come prima…) e il 2,02 da Norges Bank (banca centrale della Norvegia).

Anche se si tratta di numeri ora è più chiaro chi dovrebbe andare a gestire la nostra acqua. Praticamente tutti privati, difficile infatti per i cittadini viterbesi vedere il Comune di Roma come un pubblico.
Ora il sindaco di Viterbo, e la maggioranza, devono avere il coraggio di essere chiari con i cittadini e dire che intendono privatizzare l’acqua viterbese, con buona pace di Sel, degli italiani che si sono chiaramente espressi con un referendum per l’acqua pubblica e di tutti coloro che hanno sempre gridato e lottato affinché questo bene primario rimanesse pubblico.

Soprattutto, però, prendere queste posizioni senza di contro spendere due parole su chi attualmente lavora in Talete e su tutte quelle imprese viterbesi fornitrici di prodotti e servizi è quantomeno superficiale e non offre alcuna garanzia per chi attualmente opera in Talete, con buona pace dei silenti sindacati. Non si può dimenticare inoltre che la gestione privata rischia di provocare un aumento incontrollato delle bollette a scapito di tutti i cittadini utenti.

Per tutto questo FDI-An tramite i propri amministratori presenterà nei consigli omunali e Provinciale apposite interrogazioni, perché l’acqua è e deve rimanere un bene di tutti.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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