
Farmacie e politica, è quel binomio che non ti aspetti. Il fronte si è aperto con l’ipotesi di vendita della farmacia comunale più in crisi, quella de La Quercia (che secondo il Corriere di Viterbo perde 500mila euro all’anno). Una vendita, tra l’altro, che dovrebbe arrivare senza lasciare in carico all’acquirente il personale che dovrebbe rimanere a sulle spalle dell’altra farmacia comunale, quella di Santa Barbara. Una scelta che darebbe il colpo di grazia anche a quest’ultima.
“Le farmacie sono in passivo – interviene sul tema Michele Bonatesta –perché così almeno possono venderle, se fossero in attivo nessuno vorrebbe comprarle. Io non vedo amministratori che fanno gli interessi della collettività. Hanno solo interessi di bottega. Insomma – provoca Bonatesta – penso che la procura dovrebbe fare un ufficio distaccato dalle parti di piazza del Plebiscito, perché il Riello è distante dal cuore della città”.
Sul tema interviene anche la minoranza Pd, quella Piazza Democratica che fa capo ad Alessio Trani e Andrea Cutigni, che dice: “A Viterbo una farmacia, invece di essere un formidabile strumento per creare reddito (come del resto accade nella democratica Civita Castellana), è una fonte di perdite. E il nostro Partito oggi vorrebbe farci credere che sia una buona idea venderla; non gestirla in modo che produca per la collettività quella piccola fortuna che tutte le farmacie donano ai loro fortunati concessionari”.


















