Farmacie comunali in crisi solo a Viterbo, in Italia utili per 150.000.000€. Perché?
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Il presidente nazionale di Assofarm Gizzi: "siamo anche in grado di produrre risorse economiche per le amministrazioni Comunali". Ovunque, ma non a Viterbo.

150.000.000€ di utili dalle farmacie comunali in tutta Italia. Solo il 10% di queste in passivo. Tra queste, pesantemente, quelle di Viterbo gestite da Francigena Spa. In particolare a pesare parecchio sarebbe, secondo il Corriere di Viterbo, quella de La Quercia che avrebbe un passivo di ben 500.000€ all’anno. Mica spicci per delle strutture che privatamente fanno la fortuna dei loro proprietari.

A scandire il dato di 150.000.000€ di utile nei giorni scorsi è stata Assofarm, l’associazione che rappresenta a livello istituzionale e sindacale le aziende speciali, i consorzi, e i servizi farmaceutici e le società che gestiscono le farmacie pubbliche. Dati che confermano quanto da tempo sospettavamo: che non sono le farmacie comunali ad essere il problema, ma la loro gestione.

“Veniamo dipinti come uno dei tanti buchi neri della Pubblica Amministrazione italiana – sembra rispondere, nel presentare la ricerca, il presidente di Assofarm Venanzio Gizzi a chi oggi vuole vendere le farmacie gestite da Francigena – oggi abbiamo i numeri che dimostrano il contrario”. Gizzi, nelle parole riportate da Quotidiano Sanità, poi aggiunge. “Svolgiamo un ruolo fondamentale e unico nel sistema sanitario italiano, siamo anche in grado di produrre risorse economiche per le amministrazioni Comunali”.

La chiave di lettura definitiva però arriva dal segretario Francesco Schito. “Se nel corso degli anni hanno gestito con attenzione le loro farmacie i Comuni oggi si ritrovano per le mani un servizio pubblico in grado di rafforzare la loro capacità economica”.

E invece a Viterbo vogliono venderla, perché rientra nel 10% di malagestione. Ma la crisi della struttura, che perderebbe 500.000€ all’anno, è davvero irrevocabile? E, alla luce di questi dati, chi ne è responsabile? Qualcuno si sente in grado di smentire il sospetto lanciato ieri da Michele Bonatesta (“sono in crisi perché così possono venderle”)?

 

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
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“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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