Ex Ospedale degli Infermi, prosegue l'iter per farlo diventare "borgo della cultura"
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VITERBO - L'obiettivo dichiarato è quello di farne un "borgo della cultura". Uno spazio per i giovani, per le iniziative.

VITERBO – Il recupero dell’ex ospedale degli Infermi all’interno del Piano annuale degli interventi in materia di servizi culturali per l’anno 2021 della Regione Lazio. 

Lo stabile, dall’imponente metratura, è destinato a ritornare a battere nel cuore della città. Il tutto grazie all’accordo, siglato nei mesi scorsi, tra Regione Ministero dei Beni Culturali e Azienda Sanitaria Locale. 

L’obiettivo dichiarato è quello di farne un “borgo della cultura”. Uno spazio per i giovani, per le iniziative. Ma anche una realtà chiamata a ospitare l’Archivio di Stato, la Biblioteca Provinciale e la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma, il Centro del Restauro e del Recupero Artistico, la Casa del pellegrino. Un trasferimento che produrrà nelle casse pubbliche importanti risparmi rispetto agli affitti pagati oggi da ognuna delle dette realtà.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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