Ex Fiera, Arci: "Accoglienza, non ghetti"
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Gli Stati Generali La Fune
"Arci Viterbo esprime ancora una volta la propria contrarietà a modelli di accoglienza che non rispettano la dignità delle persone e rendono ancora più complicato qualsiasi percorso di integrazione"

Sul caso del campo di accoglienza all’ex Fiera interviene anche Arci Viterbo.

“Il centro di accoglienza alla Fiera di Viterbo risponde più a logiche di emergenza e isolamento che alla necessità di una integrazione efficace. Servirebbe invece passare a un modello di accoglienza diffusa.  Arci Viterbo esprime ancora una volta la propria contrarietà a modelli di accoglienza che non rispettano la dignità delle persone e rendono ancora più complicato qualsiasi percorso di integrazione.

Questa modalità risponde a una logica emergenziale che preferisce isolare le strutture di accoglienza in zone separate dal resto della città, con tutte le difficoltà in termini di accesso ai servizi che tale isolamento comporta, e predilige concentrare i richiedenti asilo in grandi complessi collettivi; ciò determina una difficoltà nell’attuare reali processi di integrazione delle persone, isolandole dal contesto sociale.

Arci Viterbo propone invece il passaggio a politiche di accoglienza diffusa in appartamenti di piccoli nuclei; un modello che non punta all’isolamento del richiedente asilo ma, al contrario, al suo inserimento all’interno di rapporti e reti di relazione, che facilitano la sua reale integrazione all’interno della società”.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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