Ettari di coltivazioni bruciate dal gelo, Coldiretti chiede alla Regione Lazio lo stato di calamità
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“Chiediamo ai comuni colpiti dalle avversità come anche all’amministrazione provinciale – scrivono Mauro Pacifici e Alberto Frau, presidente e direttore della Coldiretti di Viterbo – di inoltrare in Regione analoga sollecitazione per sostenere l’istanza del settore produttivo agricolo anche con la forza delle singole realtà territoriali”.

Agricoltura in ginocchio per effetto delle gelate siberiane che hanno devastato le campagne. La Coldiretti ha chiesto alla Regione Lazio di attivare la procedura per la dichiarazione dello stato di calamità naturale “anche per ottenere condizioni agevolate per il credito agrario e l’esonero parziale dei contributi previdenziali e assistenziali per gli imprenditori e i loro dipendenti”.

“Chiediamo ai comuni colpiti dalle avversità come anche all’amministrazione provinciale – scrivono Mauro Pacifici e Alberto Frau, presidente e direttore della Coldiretti di Viterbo – di inoltrare in Regione analoga sollecitazione per sostenere l’istanza del settore produttivo agricolo anche con la forza delle singole realtà territoriali”.

Si contano, dal nord al sud della provincia, ettari di coltivazioni a campo aperto bruciate dal gelo. Emblematico il caso di Tarquinia, dove il presidente della locale sezione Coldiretti, Alessandro Serafini, si è attivato per un monitoraggio sulla situazione delle aziende, esortandole a certificare i danni subiti proprio in previsione di eventuali indennizzi.

Persi interi raccolti di finocchi, carciofi, scarole. Resta critica la situazione nelle serre dove, per salvaguardare le piantine, gli agricoltori sono costretti a tenere accesi gli impianti di riscaldamento anche di giorno con aggravio dei costi di produzione. Attenzione alle speculazioni, già in agguato. I prezzi degli ortaggi sono aumentati in media del 200% dal campo alla vendita, anche perché sono crollati i quantitativi di verdure e ortaggi destinati ai mercati.

Alcuni prodotti, almeno quelli coltivati in Italia, risultano oggi introvabili. Disponibilità ridotte per cavoli e zucchine, con inevitabili rifessi sui prezzi. Secondo le rilevazioni del Centro agroalimentare (Car) di Roma i rincari più marcati sono quelli di bietole (+350%), spinaci (+225%), lattuga (170%) e cavoli (+150%). “Prima di acquistare – suggerisce la Coldiretti ai consumatori – verificate l’origine dei prodotti ortofrutticoli, scegliete quelli di provenienza nazionale. Per fugare dubbi sulla freschezza fate spesa dagli agricoltori, nelle aziende o al mercato di Campagna Amica di Viterbo”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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