Ecco a voi Etruscopolis. Una via per il rilancio della Tuscia tramite gli etruschi
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Vi mostriamo Etruscopolis, il parco tematico sulla civiltà etrusca già presente a Tarquinia. Praticamente siamo a un tiro di fucile dalle famose tombe dipinte, patrimonio Unesco.
Omero Bordo

15mila metri quadrati per immergersi nel mondo degli antichi etruschi. Benvenuti, questa è Etruscopolis. E’ la creatura di Omero Bordo, l’uomo definito dal Times “l’ultimo etrusco”. Le sue riproduzioni di vasi, oggetti, statue dell’antico popolo, tra i più enigmatici della storia conosciuta, sono al Louvre (duecentocinquanta pezzi), al Museo Vittoria di Melbourne, al Paul Getty di Los Angeles. Molte sono anche qui, in questo meandro di cunicoli che si snodano all’interno di una vecchia cava etrusca.

Qui veniva estratto il macco, soffice come la cipria. Siamo a Tarquinia, sotto Tarquinia in pratica. Precisamente all’interno di una montagnola. Etruscopolis è stata pensata dal suo ideatore come un luogo didattico, dove la gente può comprendere meglio il mondo degli etruschi. Le vetrine espositive contengono copie fedeli di corredi funebri (bronzi, ceramiche, buccheri, oreficerie, amuleti, statue e altro). Ci sono ben sette riproduzioni di tombe dipinte a dimensione naturale, la copia di un’abitazione di tipo villanoviano e diverse scene che mostrano la vita quotidiana e lavorativa dell’antica civiltà.

Etruscopolis aprirà prossimamente al grande pubblico ma è visitabile, per gli appassionati, su prenotazione. Un’intuizione di notevole interesse, collocata a un tiro di fucile dalle splendide tombe dipinte di Tarquinia. Da un patrimonio unico al mondo, divenuto non a caso bene dell’Unesco.

Per farsi un’idea più dettagliata di questo luogo è possibile visitare il sito ETRUSCOPOLIS.

 

 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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