
VITERBO – Qualcuno batta un colpo, sia politico che imprenditoriale. C’è un vuoto, un buco grande, uno spazio da riempire. E’ grosso come un palazzo ed è stato lasciato libero da Caffeina. Per tredici anni, non un giorno, il capoluogo della Tuscia ha vissuto l’esperienza di un Festival di respiro nazionale. Da due anni il nulla cosmico o qualcosa di molto simile, senza offesa per nessuno.
Non ci interessa che sia Caffeina, ci interessa che qualcosa sia. E non bastano le rassegnette improvvisate all’ultimo minuto a fare finta che tutto vada bene. L’offerta dell’estate viterbese è a oggi ignota e non ci risulta che imprenditori e organizzazioni del territorio siano al lavoro per garantirla.
Proseguire nel solco di Caffeina sarebbe importante oggi più di ieri. C’è un centro storico da risollevare dal terremoto economico della pandemia. C’è da offrire per portare persone dentro le mura. Cose che il Festival che ha avuto i natali dai lombi di Filippo Rossi e Andrea Baffo è riuscito a fare fino al 2019. Pensare di dare il alternativa niente è una prospettiva aberrante, un fallimento dell’intera città. Dei suoi politici, dei suoi imprenditori.
Non andava bene quel format? Si era logorato? Troppi casini quell’organizzazione lì? Va bene tutto, ci interessa poco. Dove sta quella realtà che è pronta a riempire quel vuoto? Perché il vuoto c’è, è evidente e sta sotto gli occhi di tutti. Il re è nudo, anche se per qualcuno (forse) non si può dire.


















