
Prendiamo per buona l’ultima esternazione di Trump, che intende “bonificare” Gaza, farne una “riviera” somigliante a Dubai, o forse a Santa Monica, deportando migliaia di palestinesi locali in un altrove tutto da verificare, ma “dove si troveranno bene”.
Al di là di quest’ultima riprovevole intenzione, in pieno stile nazista o sovietico – ricordiamo le deportazioni dei polacchi, quelle dei popoli caucasici, ma anche quella degli armeni – colpisce un corollario di tali dichiarazioni, cioè il proposito del buon Donald di “acquistare” Gaza.
Che non è solo il modo di acquisire proprietà e luoghi attraverso il denaro: giacché qualcosa di simile vorrebbe fare per la Groenlandia e perfino per Panama, facendovi piovere non paracadutisti e marines alla conquista dei territori, ma dollari. Si prospetta anche un altro uso del dollaro, grazie al suo sodale Elon Musk: mettere sul piatto la potenza economica, tecnologica e conoscitiva di un’azienda che produce intelligenza artificiale e che esercita una posizione preminente, di leadership in un contesto strategico, in grande sviluppo e capace di condizionare il futuro dell’intero genere umano.
L’aspetto aberrante di tutto ciò sta nel fatto che il modo di esprimersi di Trump e del suo amico Musk è quello del miliardario che fa i suoi interessi privati (“compro” Gaza, “compro la Groenlandia”) piuttosto che quello del presidente di uno stato sedicente democratico che dovrebbe operare all’interno delle regole di un sistema politico internazionale. Di questo passo, qualcuno interessato potrebbe proporsi di acquistare a suon di dollari Roma o Parigi, come in passato si cercava di fare sulle punte delle baionette. Al confronto, un Putin che vuole riconquistare l’Ucraina manu militari sembra il rozzo capobranco di una truppa di tartari.
A ben vedere, quello di Trump sembra un copione noto, anche se tutto sommato di recente scrittura. E’ il copione delle più recenti e aggiornate storie, da scrivere in un romanzo di successo o da proporre in un film capace di riempire le sale – vi ricordate Divergent, Hunger games, Matrix ? – che prefigurano ipotetici futuri distopici di fine secolo, ove tutto fila liscio per forza.
Solo che non si tratta di fantascienza, di ipotesi, ma di una realtà che ci cammina e ci danza di fronte e che sta coinvolgendo l’attenzione e perfino l’entusiasmo di piccoli e grandi pesci tutti attratti di un amo che ostenta esche miliardarie.
Se appena dieci anni fa, comunque in un’epoca pretrumpiana, un presidente degli Stati Uniti avesse dichiarato di volersi comprare un territorio politicamente conteso dall’altra parte dell’emisfero, per investire in un grandioso piano di rilancio turistico ed economico, la cosa sarebbe apparsa come un trama di successo da andare a godersi al cinema o da seguire in un avvincente serial televisivo in cui l’eroe, prima o poi, e magari dopo inenarrabili traversie, riusciva a venirne a capo respingendo le esecrabili conseguenze di un tale proposito. Qualcuno potrebbe obiettare che in fin dei conti si tratterebbe di una sorta di Piano Marshall dei nostri giorni per restituire pace e prosperità ad una terra sconvolta dalla guerra. Ma il Piano Marshall, ad esempio in Italia, non prevedeva che Roosevelt si comprasse la Sicilia (anche se qualcuno aveva pensato di metterla in vendita…) né di deportare in massa, che so, tutti i marxisti d’Italia rivendendoli all’Unione Sovietica. E non sarà che Musk, a suon di dollari, non cerchi di comprare per il suo capo anche un pezzo d’Europa (con la Danimarca ci sta provando): intanto cerca di interferire con quel che avviene da noi…
Lasciamo stare i paragoni. Il fatto è che, nelle parole di Trump e in quelle del suo valvassore Netanyahu, il quale sta rovinando l’immagine positiva di Israele e confezionando le peggiori divise per i suoi sostenitori – i coloni e le destre europee – che stanno pericolosamente scimmiottando proprio i vecchi persecutori del popolo ebraico, vi sono propositi reali, verso i quali si va incamminando la politica internazionale degli Stati Uniti.
Non sorprende allora che Trump e Putin si facciano l’occhiolino; al di là delle vesti differenti – l’uno convinto che con i dollari puoi fare ciò che vuoi, l’altro che lo si possa fare perfino assumendo soldati coreani – si tratta di due oligarchi che stanno ridisegnando non solo gli scenari politici del mondo, ma anche i comportamenti dei singoli cittadini del mondo. Infatti, quel che allarma è che milioni di cittadini che non hanno nulla a che vedere con le ricchezze e i poteri personali di costoro, si genuflettano al loro passaggio, cercando esclusivamente la loro protezione e la tutela dei loro miserandi vantaggi quotidiani. E allarma che in Italia, patria di tante istanze libertarie, si stiano preparando ammucchiate di genuflessi collaboratori di costoro: che Qualcun* cerchi di crescere all’ombra di Trump, che un Altr* non disdegni Putin, non è un bel sperare, se non in un futuro dove si apparecchia la possibilità che se tu la pensi diversamente puoi venire acquistato e deportato verso “luoghi di permanenza migliori”. Certo, c’è da nutrire una gran pena per i palestinesi: aggrediti e derubati dai coloni sionisti, fatti scudi umani dai terroristi di Hamas, minacciati di deportazione dal tycoon Trump…
E quel che è peggio è che, con il vento che tira, non è neppure escluso che il prossimo pontefice non sia un personaggio che girerà la prua della nave di Francesco per riportarla ai lidi accattivanti di un tradizionalismo ecclesiastico preconciliare. Basterebbe vedere cosa sta avvenendo nella chiesa cattolica americana, serbatoio di voti per l’amico Donald….
Di fronte a tutto ciò, abbiamo una singolare posizione della Cina di Xi, che da quarant’anni minaccia Formosa con esercitazioni aeronavali ma si guarda bene dal superare i limiti della recitazione a soggetto, e si va incamminando piuttosto lungo una sorta di capitalismo maoista che vede nei più instabili e contraddittori equilibri internazionali la migliore condizione per far prosperare la propria economia.
E c’è anche un sornione schieramento di paesi islamici teocratici guidati dall’Iran che se ne sta alla finestra a godersi la partita e a ridacchiare di fronte alla progressiva crisi del modello di sviluppo sostenibile, dall’America all’Asia all’Africa, visto che tra competizioni estenuanti sui metalli rari, contestazione ambientalista alle strutture produttive di energia rinnovabile e difficoltà di gestione e di diffusione della motorizzazione elettrica, l’uso di petrolio e carbone continua a prosperare.
E l’Europa? Troppo impegnata a specchiarsi di nascosto nei propri campanili, troppo attenta a giocare di prudente rimessa per avere una vera mission politica, troppo povera forse di risorse strategiche, troppo compromessa ancora con il suo passato colonialista, sembra sempre più un vaso di coccio tra vasi di ferro, con inevitabili tendenze a scegliersi delle partnership d’appoggio piuttosto che a rafforzare una propria identità autonoma.
Troppo pessimismo? Ho sempre pensato che i laudatores temporis acti e i profeti di sventure siano individui fuori del loro tempo, vecchi tromboni che non si rassegnano agli inevitabili – e necessari – cambiamenti della società umana. Ma è evidente che oggi nel Pianeta si stiano affermando direzioni che sono in netto contrasto con quel patrimonio etico, democratico, egualitario e liberale, di profondo rispetto per l’Essere Umano, che si è andato affermando lentamente ma inesorabilmente negli ultimi due millenni. Direzioni che sono di cambiamento, ma un cambiamento degenerativo, come lo furono le esperienze totalitarie della prima metà del ‘900, al quale i cittadini del mondo devono opporsi per crescere e guardare veramente avanti a loro, contro ogni mercimonio di idee e di valori. Non si ritirino nei salotti buoni di un progressismo intellettualista e autoreferenziale che non guarda alla realtà effettuale; non si accingano machiavellicamente a trarre vantaggio da posizioni di prudente equilibrio; non si chiudano nei ripetitivi riti del consumismo mediatico. Perché dove l’acqua buona si ritira dal corso dei ruscelli, là si insinuerà l’acqua cattiva; e dove si lascerà uno spazio vuoto, là si allargherà l’ingordigia e la prepotenza di chi vuole tutto.






















