Ereditano una casa a Bolzano e in soffitta ritrovano un tesoro etrusco trafugato negli anni Ottanta nel Lazio
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BOLZANO - Gli esperti hanno stabilito che gli otto manufatti antichi arrivano dal Lazio. Molto probabilmente diversi di questi pezzi sono stati portati alla luce, negli anni Ottanta, dai terreni del Viterbese. 

BOLZANO – Ereditano una casa a Bolzano e in soffitta scoprono un tesoro etrusco. Si tratta di otto manufatti antichi che gli eredi denunciano ai carabinieri. Subito è scattato l’intervento del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Venezia che, proprio in questi giorni, ha consegnato alla Soprintendenza provinciale ai beni culturali di Bolzano reperti archeologici di inestimabile valore storico e culturale. 

Gli esperti hanno stabilito che gli otto manufatti antichi arrivano dal Lazio. Molto probabilmente diversi di questi pezzi sono stati portati alla luce, negli anni Ottanta, dai terreni del Viterbese. 

Si tratta di vasi, calici e oinochoai (una tipologia di anfora antica) in bucchero, databili tra l’XI e il VI secolo avanti Cristo. I pezzi più significativi sono: un vaso biconico (formato da due coni uniti alla base spesso usati come urne cinerarie) in bucchero grigio-bruno con decorazioni geometriche (X sec. a.C.), un calice etrusco nero (VI sec. a.C.) e un’oinochoe trilobata (con un beccuccio con tre curve) con incisioni puntinate (VIII sec. a.C.).

La denuncia volontaria da parte dei nuovi proprietari dell’immobile ha dato avvio all’iter che ha portato alla loro autenticazione e al conseguente sequestro. In questi casi, spetta infatti al privato dimostrare che il manufatto antico sia effettivamente di sua proprietà. In caso contrario, si presume che i beni archeologici provenienti dal territorio italiano appartengano al demanio culturale.

I carabinieri hanno consegnato questi importanti reperti etruschi alla Soprintendenza di Bolzano. Le indagini, coordinate dalla Procura di Bolzano, hanno permesso di accertare che i manufatti provenivano da scavi clandestini eseguiti nel Lazio negli anni ’80. Dopo una serie di passaggi di mano, erano finiti abbandonati nel capoluogo altoatesino, fino alla segnalazione agli enti competenti.

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